Il 17 luglio è il World Emoji Day, la giornata internazionale dedicata a quei disegnini colorati che utilizziamo (forse troppo o forse troppo poco) nelle chat, nei post e anche nelle email. Ma sai perché si celebra proprio oggi? Ebbene, è la data che compare sull’emoji del calendario 📅 nella maggior parte dei sistemi operativi. Ironico, no?
La ricorrenza nasce nel 2014 grazie a Jeremy Burge, il fondatore di Emojipedia. E anche se avere una data mondiale per le emoji potrebbe strapparti un sorriso, è un’occasione utile per riflettere su come comunichiamo oggi e su quanto le emoji possano influenzare (o complicare) la comprensione dei messaggi tra generazioni diverse.
Le emoji oggi: il punto di incontro tra lingua e immagine
Nel 2025 le emoji non sono un extra, ma una componente chiave della comunicazione online. Secondo un report Adobe, oltre il 90% degli utenti online le utilizza per superare le barriere linguistiche e circa due terzi (64%) le considera funzionali per rendere le conversazioni più amichevoli. Infatti, il nostro cervello impiega solo 13 millisecondi per decifrare un’immagine, rendendo le emoji uno strumento tanto semplice quanto efficace per evitare misunderstanding, soprattutto quando il tono dei messaggi non è così chiaro.
Le emoji sono in grado di compensare in buona parte alla mancanza degli elementi tipici della comunicazione non verbale, che caratterizzano qualsiasi interazione faccia a faccia: prossemica (uso dello spazio personale), sistema cinesico (gesti, mimica del volto e sguardi), aptica (riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto) e soprattutto sistema paralinguistico (intonazione, pause, ritmo, ecc.). Un piccolo simbolo a volte vale più di mille parole, perché è immediato, sempre più inclusivo e transgenerazionale.. O almeno, in teoria.
È tutto un gioco di emoji
Oltre che essere una Zillennial, sono anche nata sotto il segno del cancro, quindi sì: se usi il punto alla fine di ogni frase e non aggiungi nemmeno un’emoji, potrei pensare che mi odi. Ma al di là dell’ironia, è un dato di fatto che le emoji vengano percepite in modo diverso a seconda dell’età e del contesto.
Le abitudini cambiano da una generazione all’altra, e questo si riflette anche nel modo in cui usiamo le faccine. Io stessa faccio fatica a tenere il passo della Gen Alpha, che ha ereditato il compito di continuare a cambiare le regole del gioco. E in questo TikTok è una miniera di informazioni. Infatti, ho fatto anche io le mie ricerche per evitare di perdermi qualcosa. Quindi ecco alcuni esempi utili per orientarsi nel mondo delle emoji senza risultare… cringe (si dice ancora, vero?).
Partiamo da un concetto fondamentale: per la Gen Z e la Gen Alpha l’ironia è il pane quotidiano, cosa che non dovrebbe stupire affatto visti i cartoni animati con cui siamo cresciuti (I Griffin o Le follie dell’imperatore, giusto per citarne due iconici). Proprio per questo, la parola “ironia” verrà forse ripetuta fin troppe volte nei prossimi paragrafi.
Qualcosa ti fa morire dal ridere? Forse ti sembrerà logico utilizzare 😂o 🤣, visto che sono nate proprio per quello… e invece no. Le nuove generazioni utilizzano 😭, 💀 o ⚰️ che nulla hanno a che vedere con la morte o il dispiacere. Qui entra poi in gioco un’ulteriore precisazione: la faccina che piange viene utilizzata ancora per esprimere uno stato d’animo triste, ma anche commosso (ad esempio davanti alla foto di un tenero cagnolino), mentre il teschio può anche riferirsi a qualcosa di imbarazzante. Con intento simile viene utilizzata anche l’emoji del clown 🤡, riferendosi a persone che si rendono ridicole o a situazioni assurde.
🙂è la faccina passivo-aggressiva per eccellenza: non usarla se il tuo intento è amichevole, perché ribalterebbe completamente il tono del tuo messaggio. Lo stesso vale per la sua versione capovolta 🙃 e per il classico 👍, che vengono utilizzati dai più giovani solo in chiave ironica, come tante altre emoji tipo 😅, 🤣, 😘, 😔, 😳 o 😱. Ora magari ti starai chiedendo “E io come posso esprimere stupore per qualcosa?”. La risposta è semplice: 👁️👄👁️. E non pensare nemmeno di utilizzare un semplice sorriso come 😀, perché si riferisce più che altro a una persona che rimane attonita, senza parole, o che si porta dietro un trauma, ma in modo sempre molto ironico e leggero. Al contrario, 🗿è una faccia seria, di chi resta impassibile davanti a qualsiasi cosa.
Ovviamente non si tratta di un elenco esaustivo, le possibilità sono infinite. Però ti lascio qualche altra chicca!
- 🌚 non è una semplice emoji della luna con uno sguardo furbo, ma significa “ti sto dicendo qualcosa tra le righe” oppure “dimmi di più” se si sta raccontando qualche gossip. Molto simile anche 👀.
- 👺magari non l’avevi neanche notata nel lungo elenco di emoji a disposizione, ma spesso viene utilizzata per esprimere rabbia in modo ironico e leggero.
- E indovina cosa significa quando metti una parola tra le ✨ stelline ✨? Ironia, esatto!
- 💅🏻 non significa che hai messo lo smalto, ma è la trasposizione visiva di “slay”, un po’ come dire “hai spaccato”, ma può anche riferirsi a un atteggiamento un po’ sassy.
L’importanza delle emoji per i brand
Negli ultimi anni, l’utilizzo delle emoji da parte dei brand è cresciuto in modo esponenziale. Basta pensare che nelle campagne di marketing il loro uso è aumentato del 775% YoY. Un dato che non sorprende, se consideriamo il ruolo che questi simboli giocano anche nella nostra comunicazione quotidiana.
Le emoji, infatti, hanno il potere di rendere i messaggi più umani, empatici e visivamente immediati. Non è un caso che quasi l’80% degli utenti percepisca i brand che usano le emoji come più amichevoli e accessibili, insieme a oltre il 50% degli utenti che dichiara di essere più propenso a interagire con i contenuti che le includono.
Il valore delle emoji, però, va oltre la percezione: ha un impatto reale sulle performance. Secondo alcuni studi, i post che contengono emoji generano fino al 47% di interazioni in più su Instagram, i titoli con emoji ottengono +241% di click e le notifiche push registrano un +5% di CTR se arricchite da emoji.
Tuttavia, come per qualsiasi strumento di comunicazione, è fondamentale utilizzare le emoji con consapevolezza. Ogni messaggio va adattato a target, tone of voice del brand e, soprattutto, al contesto. In alcuni settori più formali (come il finance o l’ambito legale), inserire le emoji può risultare forzato o addirittura incoerente. In questi casi, più che evitarle del tutto, è importante riuscire a trovare il giusto equilibrio, usando le emoji giuste per alleggerire le comunicazioni senza comprometterne la credibilità.
Non va poi assolutamente ignorato il fattore generazionale. Se è vero che le emoji aiutano a rendere un brand più informale e diretto, non tutti le interpretano allo stesso modo ed il rischio è di essere percepiti come forzatamente giovanili e fuori luogo, soprattutto quando ci si rivolge a un pubblico molto ampio e diversificato. Ad esempio, secondo uno studio il 59% dei consumatori fra i 18 e i 34 anni pensa che i brand, a volte, esagerino con le emoji. L’effetto Mr. Burns è dietro l’angolo!
Conclusione
In estrema sintesi, le emoji possono essere un potente strumento di branding ed engagement, ma vanno trattate come ogni altro elemento strategico: con cura, coerenza e un pizzico di creatività. Che si tratti di una caption o di una newsletter, il segreto è usarle con consapevolezza, rispettando tono di voce, pubblico e obiettivi.
E se proprio non sai quale emoji usare… forse vale la pena chiedersi prima se serve davvero!
