Qualche settimana fa, TEAM LEWIS ha organizzato un webinar insieme a KPMG dedicato a comunicatori e business leader del settore energetico. È stata una sessione davvero utile, ma come sempre vale la pena fare un passo ulteriore per elaborare i temi emersi, analizzare i feedback dei partecipanti e collegare il tutto con i dati a disposizione.
Un messaggio è emerso con chiarezza: la transizione energetica non è più solo una questione meramente tecnologica. È anche una questione di fiducia e credibilità. Le persone non chiedono progetti sempre più ambiziosi, ma risposte più chiare e scelte concrete.
Le ultime analisi di TEAM LEWIS confermano questo scenario. Le bollette sono la principale fonte di preoccupazione per i consumatori e il parametro di riferimento con cui le persone giudicano la transizione energetica. Allo stesso tempo, molte persone non si sentono abbastanza preparate per prendere la decisione giusta: il 30% ammette di non essere pienamente consapevole dei propri consumi energetici, mentre il 40% dichiara di avere una conoscenza limitata delle nuove tecnologie e soluzioni a disposizione. Questo significa che, anche quando c’è interesse, i benefici vengono spesso percepiti solo a livello teorico.
A tutto ciò, si aggiunge il fatto che manca la fiducia nel settore già in partenza. Dal nostro Energy Index emerge che solo il 37% delle persone ritiene che i governi riescano e possano mantenere i prezzi dell’energia bassi. In questo contesto, le aziende e i player del settore sono spesso chiamati a fare da “traduttori” per portare chiarezza, prove concrete e guide pratiche.
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare nella comunicazione energy: la mancanza di azione ha un costo. Quando le persone non capiscono a pieno la transizione, non agiscono a livello concreto. Questi ritardi hanno un costo in termini di risparmi mancati, decisioni rimandate o affrettate e frustrazione, che ricadono inevitabilmente sull’intero processo. In un panorama del genere, l’opportunità per le organizzazioni è attivarsi per ridurre il costo della “non-azione” rendendo i next step più semplici, credibili e a basso rischio.
Il vero gap è nella traduzione
Durante il webinar, è emerso un pattern: le aziende comunicano con il linguaggio delle intenzioni (“siamo impegnati”, “puntiamo a”, “sosteniamo”), mentre il pubblico cerca il linguaggio della traduzione.
È qui che molte organizzazioni del settore si bloccano. La direzione intrapresa è quella giusta, ma la storia che c’è dietro non è ancora “utilizzabile”.
Di seguito, un approccio in tre fasi per passare dalla consapevolezza all’azione.
1. Diagnosi: parti da dove vivono le persone
Se vuoi costruire credibilità, devi partire dai temi che le persone affrontano ogni giorno: bollette, affidabilità, tempistiche. Non passare subito agli obiettivi e alle ambizioni di lungo periodo. Un modo pratico è distinguere:
- Cosa migliora nel breve e nel lungo termine;
- Cosa è certo e cosa sta ancora cambiando;
- Cosa stai facendo per proteggere accessibilità economica e affidabilità durante la transizione.
Quando le persone si sentono comprese, sono più aperte ad affrontare il quadro complessivo.
2. Dimostra: fornisce prove concrete
Molte organizzazioni comunicano le proprie attività a livello di investimenti e innovazioni, ma raramente comunicano i progressi in modo utile e che possa aiutare le persone a prendere una decisione.
Noi ti consigliamo di pubblicare un piccolo set di dati annuali o trimestrali per comunicare progressi e compromessi. Ma ancora più importante, trova la modalità giusta per tradurre le performance in risultati concreti per le persone (es. stabilità dei costi, affidabilità, scelte più semplici). Non parlare solo di metriche a livello tecnico.
3. Mobilita: rendi l’azione a basso rischio
Il nostro Energy Index rileva che il 48% delle persone prevede di cambiare fonte energetica domestica nei prossimi cinque anni, ma i livelli di pianificazione e concretizzazione restano bassi perché le decisioni sembrano rischiose, costose o confuse.
Una soluzione pratica è sostituire gli incoraggiamenti generici con un numero limitato di scenari chiari e riconoscibili, per mostrare quale sia la scelta migliore a seconda delle diverse esigenze. Alcuni esempi: “proprietario di casa vs in affitto”, “cosa fare se hai un budget iniziale ridotto”, ecc.
Mostra anche le azioni condivise: non limitarti a dire alle persone cosa fare, racconta cosa farà la tua azienda e come i feedback degli utenti hanno contribuito a definire la roadmap.
Considerazioni finali
Per completare il processo di transizione energetica, la tecnologia da sola non basta. I brand energy devono diventare dei veri e propri traduttori, capaci di aiutare le persone a capire meglio, fidarsi di più e agire in modo informato. Le aziende che guideranno la transizione saranno quelle che riusciranno a creare un rapporto di fiducia accogliendo le preoccupazioni delle persone, dando prove concrete del proprio impegno e comunicando in modo chiaro i next step.