Negli ultimi mesi, gli shock geopolitici hanno riportato la sicurezza energetica in prima pagina, rendendo allo stesso tempo ancora più rilevante il tema del costo della vita. Tutto questo ci porta inevitabilmente davanti a una situazione piuttosto scomoda a livello globale, ovvero la necessità di accelerare sulla decarbonizzazione. Allo stesso tempo, però, si cerca di mantenere le bollette sotto controllo, pur tenendo i consumi alti durante i picchi invernali o le ondate di calore.
La decarbonizzazione non è negoziabile, così come non lo è la resilienza. Ecco perché il nuovo sistema che stiamo costruendo deve garantire entrambe.
Il paradosso del gas
L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede una contrazione della domanda di gas naturale dello 0,5% nel 2026, ovvero la terza flessione annuale registrata negli ultimi sette anni. Allo stesso tempo, però, il picco della domanda di gas sta aumentando.
Questo aspetto è importante, perché i sistemi energetici non vengono progettati sulle medie di consumo, ma sui momenti che li mettono davvero sotto stress. Sono i picchi a determinare la capacità della rete, il fabbisogno di investimenti e, in definitiva, quanto pagano famiglie e imprese per avere continuità di servizio.
In diversi paesi europei, il gas continua a rappresentare una quota rilevante della generazione elettrica. Più volte abbiamo sentito dire di quanto rapidamente il gas possa intervenire quando la domanda elettrica sale improvvisamente o le rinnovabili non producono a sufficienza. Queste oscillazioni sono destinate ad accentuarsi: più rinnovabili nel sistema significano un divario più ampio da colmare nei momenti in cui le condizioni non permettono la generazione.
Una scomoda verità: stiamo pianificando nell’incertezza
Ormai il tema dell’incertezza ci accompagna quotidianamente. Ovviamente, è impossibile prevedere con esattezza l’evoluzione della domanda di gas nei prossimi vent’anni, né come cambierà il mix di politiche, prezzi e tecnologie a disposizione. Anche senza un forecast preciso, però, è possibile fare degli stress test.
Se c’è un punto accolto dalla maggioranza, è che le nostre economie saranno alimentate sempre più dall’elettricità. Le rinnovabili possono sostituire buona parte della generazione fossile, ma resteranno periodi, in particolare durante i picchi, in cui il sistema avrà bisogno di capacità flessibile e programmabile.
Da qui emerge una domanda fondamentale: cosa sostiene l’elettricità quando le condizioni non sono ideali?
Biometano: le “nuove molecole” che sostengono il sistema
Se l’obiettivo è continuare a sfruttare in modo intelligente la rete del gas esistente, il biometano si conferma una delle opzioni più concrete per fare da ponte verso il futuro: decarbonizzare ciò che scorre nelle infrastrutture già esistenti, senza dover ripartire da zero.
La digestione anaerobica non è una novità, esiste da oltre un secolo. Semplicemente, non ha mai raggiunto la scala di altre tecnologie. Scalare il biometano, però, non è solo una questione tecnologica: significa anche panificare, gestire la logistica e costruire relazioni di fornitura a lungo termine (con centinaia di aziende agricole).
Idrogeno, CCUS e i cluster regionali: perché la strategia sta cambiando
Il discorso sulle “nuove molecole” non si ferma al biometano. Più volte si è parlato dei cluster per l’idrogeno nelle aree del mondo che combinano geografia favorevole, competenze, infrastrutture esistenti e, soprattutto, potenziale di stoccaggio.
Progetti come lo sviluppo graduale di gasdotti dedicati all’idrogeno, pensati per collegare progressivamente più aree industriali, confermano la direzione di marcia: si passa da progetti pilota isolati a reti connesse e scalabili, sfruttando quando possibile le infrastrutture già presenti.
La flessibilità è la chiave
Una delle parole chiave in questo contesto è la flessibilità. Continuiamo a sentirci dire che la flessibilità dei consumatori dovrà crescere in modo significativo entro il 2030. Questo richiede a tutti noi di ripensare il nostro rapporto con l’energia. Cambiamenti di questo tipo non avvengono dall’oggi al domani, né senza una comunicazione capace di far percepire un futuro migliore rispetto al presente.
Ed è qui che il discorso sulle infrastrutture si fa scomodo, perché le reti non sono ancora pronte a reggere questo cambiamento. Le code di connessione alla rete sono lente, ma ci sono anche più progetti in coda di quanti ne servano effettivamente per soddisfare la domanda prevista nel 2030. Forse, il dibattito non dovrebbe concentrarsi su quanto sia lunga la coda, ma su quale sia la qualità dei progetti in coda e quale andrebbe concretizzato per primo.
Lo stoccaggio è resilienza
Lo stoccaggio energetico viene presentato sempre meno come singola tecnologia e sempre più come strategia di resilienza. Le grotte di sale sono un esempio interessante, perché supportano cicli rapidi di carica e scarica. Non è tanto per lo stoccaggio stagionale, quanto per bilanciare la rete più volte nel corso dell’anno.
Queste stesse grotte potrebbero in futuro essere convertite per stoccare l’idrogeno, facendo da ponte tra le esigenze di sicurezza di oggi e il sistema decarbonizzato di domani. Le diverse densità energetiche di gas naturale e idrogeno, però, significano che un mondo alimentato a idrogeno richiederà volumi di stoccaggio molto maggiori per garantire la stessa energia disponibile: dove oggi un impianto può contenere l’equivalente di 5GW di gas naturale, lo stesso spazio conterrebbe circa 1,2GW di idrogeno. Serviranno quindi più siti di stoccaggio, ma anche siti di portata maggiore
La volatilità è la nuova normalità
Sul fronte operativo, bisogna affrontare la realtà per quello che è: anche quando gli asset funzionano bene (nonostante situazioni climatiche insolite, come un’ondata di calore fuori stagione), i mercati possono comunque muoversi rapidamente sulla base dei titoli di giornale. I prezzi possono raddoppiare in pochi giorni, i flussi possono invertirsi, le esportazioni possono aumentare non appena il segnale di prezzo lo consente.
La transizione energetica non è un processo lineare in cui le rinnovabili “sostituiscono” semplicemente il gas. È una storia di sistema. Stiamo spingendo verso l’elettrificazione perché è il modo più efficiente di far funzionare un’economia moderna, ma l’elettrificazione crea nuovi picchi, nuovi vincoli e un’importanza sempre maggiore attribuita alla flessibilità.
In questo nuovo scenario, le “molecole” non scompaiono, ma cambiano il loro valore. Contano meno come base energetica e sempre di più come assicurazione, la riserva a cui attingere quando le condizioni non sono ideali. La vera sfida è trovare il giusto equilibrio tra flessibilità, stoccaggio e molecole pulite, per arrivare a un’energia pulita senza far saltare né il bilancio né la rete.