Nel linguaggio della comunicazione, alcune figure retoriche non lavorano per confronto, ma per spostamento di significato. È il caso delle figure di sostituzione, che invece di affiancare due elementi per metterli in relazione, ne sostituiscono uno con un altro legato da un rapporto preciso. È un meccanismo sottile, ma molto efficace, soprattutto nel marketing, dove dire meno può voler significare dire meglio.
Per un brand, le figure di sostituzione sono utili perché rendono il messaggio più sintetico, più elegante e spesso più memorabile. In un contesto in cui l’attenzione è limitata e ogni contenuto deve colpire in pochi secondi, saper scegliere un elemento vicino al prodotto o al suo significato può rafforzare la comunicazione senza appesantirla.
Le due forme principali di questa famiglia sono la metonimia e la sineddoche.
Metonimia: dire una cosa attraverso un’altra
La metonimia sostituisce un termine con un altro che ha con esso un rapporto di contiguità logica. Il legame può essere di causa-effetto, contenente-contenuto, autore-opera, luogo-prodotto, marchio-prodotto e così via. È una figura molto diffusa anche nel linguaggio quotidiano, perché permette di semplificare il discorso senza perdere precisione.
Nel marketing, la metonimia è una figura retorica utile quando si vuole evocare un intero universo a partire da un solo elemento vicino. Un brand può usare un dettaglio, un segno o un riferimento culturale per far emergere in modo immediato una qualità, una funzione o un immaginario. È una figura che funziona bene quando il messaggio deve essere rapido ma non banale, sintetico ma non freddo.
Esempi di metonimia
Uno storico esempio di metonimia nella pubblicità è quello di Mastercard, con il suo slogan “Ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto, c’è Mastercard”. In questo caso, la metonimia va a semplificare la complessità delle transazioni finanziarie, posizionando il brand come una soluzione universale e indispensabile per qualsiasi esigenza quotidiana.
Un altro esempio è “Fidati del rosa e la macchia svanisce” di Vanish. In questo caso, il marchio e di conseguenza la sua gamma di prodotti vengono evocati attraverso il colore principale del pack, senza che però vengano nominati in modo diretto.
Sineddoche: una parte per il tutto
La sineddoche è una forma particolare di sostituzione in cui il rapporto non è di contiguità generale, ma di quantità. Si usa una parte per indicare il tutto, il tutto per indicare una parte, il genere per la specie o la specie per il genere. È una figura molto potente perché concentra il significato in un dettaglio.
Nel marketing, la sineddoche è utile quando un solo elemento riesce a rappresentare un intero sistema. È una figura molto visiva, perfetta per la pubblicità e per le immagini di marca, perché l’occhio tende a fermarsi su un dettaglio che condensa il senso dell’annuncio. Un frammento può bastare per evocare l’intero prodotto, il servizio o il brand.
La sineddoche funziona bene quando il brand vuole dare forza al prodotto senza mostrarlo completamente. Basta un particolare ben scelto perché il pubblico completi mentalmente l’immagine. Anche qui, la lezione è semplice: meno si mostra, più bisogna scegliere con precisione ciò che si mostra.
Esempi di sineddoche
Se pensiamo al mondo del calcio, un esempio del tutto per una parte è “L’Italia ha vinto gli Europei”, che sostituisce “La nazionale italiana di calcio ha vinto gli Europei”. L’esempio contrario, ovvero di una parte per il tutto, si verifica invece quando il naming del brand è talmente forte da imporsi sul mercato come nome dell’intera categoria merceologica (es. Scotch al posto di nastro adesivo, Post-It invece di foglietto adesivo, ecc.).
Passando al mondo della pubblicità vero e proprio, per l’apertura del nuovo Hard Rock Cafe di Oslo (2006), il brand ha lanciato una campagna in cui una donna incinta mostra, nella pancia, delle piccole mani che fanno il gesto delle corna, simbolo del rock. Il messaggio è chiaro: rocker si nasce. In questo caso, la sineddoche sta proprio nel gesto del feto, un dettaglio che rappresenta l’intera identità rock.

Un altro esempio è quello dello Zoom di Torino: “Metti il becco in Madagascar”. In questo caso, il becco dell’animale è una piccola parte che rappresenta l’intera isola. Ovviamente, la pubblicità non è un invito a viaggiare verso il Madagascar, ma un invito a visitare il parco tematico, dove è possibile vedere anche gli animali di quella località.

Metonimia e sineddoche a confronto
Metonimia e sineddoche vengono spesso confuse perché entrambe sostituiscono un termine con un altro. La differenza, però, è importante: nella metonimia il rapporto è logico o di contiguità, mentre nella sineddoche il rapporto è quantitativo e basato su una relazione di parte e tutto. In altre parole, la metonimia è più adatta quando il collegamento è di vicinanza, mentre la sineddoche funziona meglio quando il dettaglio deve rappresentare il tutto.
Per un brand, distinguere le due figure non è solo una questione teorica. Significa capire meglio che tipo di effetto si vuole ottenere. Se vuoi evocare per associazione, la metonimia è spesso la scelta giusta. Se vuoi concentrare il senso in un dettaglio emblematico, la sineddoche può essere più efficace.
Lezioni pratiche per i brand
Le figure di sostituzione sono molto utili perché rispondono a una doppia esigenza: sintetizzare e differenziare. Un brand non ha sempre bisogno di dire tutto in modo esplicito. A volte è più efficace lasciare un margine di interpretazione, purché il collegamento resti comprensibile.
Il punto fondamentale è questo: le figure di sostituzione funzionano quando il pubblico riesce a completare il significato senza troppa fatica. Se la sostituzione è troppo oscura, il messaggio perde efficacia. Se invece è ben calibrata, il risultato è una comunicazione più elegante, più intelligente e più riconoscibile. Per questo metonimia e sineddoche sono strumenti molto utili nei contenuti di brand, nelle campagne visual, nei titoli e nelle headline. Aiutano a dire meno, ma a far capire di più. E nel marketing, dove il tempo è poco e il messaggio deve arrivare subito, questa è una qualità decisiva.
La regola da ricordare è semplice: non si tratta di complicare il messaggio, ma di scegliere l’elemento giusto per sostituire il resto. Un dettaglio, un segno, un contenitore o una parte possono bastare, se sono selezionati con precisione. È così che la comunicazione diventa più forte: non perché dice di più, ma perché dice meglio.
