Megan Leong

Di

Megan Leong

Pubblicato il

luglio 22, 2019

Tag

digital, Social Media

Le emoji sono nate intorno agli anni ’90, all’inizio come semplici combinazioni di segni di punteggiatura, poi trasformate nelle amabili piccole faccine che conosciamo oggi grazie all'unicode. Rappresentano le nostre emozioni, non sempre facilmente esprimibili in dei messaggi. Ma che ruolo hanno nelle nostre conversazioni?


Le emoji trascendono facilmente il linguaggio, una semplice faccina sorridente è facilmente interpretabile come felicità, indipendentemente da dove ci si trova nel mondo. Oltre il 36% dei Millennial usa le emoji ogni giorno, e questo numero è destinato a salire. Nel 2015, la star del tennis Andy Murray ha twittato il racconto del suo matrimonio usando esclusivamente emoji, parlando del tempo, dei festeggiamenti, delle danze e anche accennando a un buffet con ciambelle e gelati.

 

 

In ogni caso, nonostante le emoji siano diventate così universali e comprensibili, ruoli come quello di Keith Broni esistono ancora. In qualità di traduttore e revisore di emoji, Broni ritiene che le emoticon completino piuttosto che sostituire la lingua. L’emoji con la fiamma 🔥, per esempio, può essere riferita allo stesso modo a qualcuno che viene preso in giro o insultato, ma anche a un qualcuno o qualcosa di molto fico.

 

Un’altra emoji dall’aura mistica è quella delle mani in preghiera 🙏🏻 , che dalla metà del 2013 si diceva fosse in realtà l’emoji di due mani che si danno il cinque. Questo fraintendimento ha generato abbastanza confusione in alcuni messaggi di condoglianze, come quello qui sotto.

 

 

Se però confrontiamo questa emoji su diverse piattaforme, le intenzioni sembrano molto più chiare e si distingue chiaramente che le due mani sono giunte in preghiera (religiosa o laica) o come segno di ringraziamento. Mistero risolto!

 

Il significato delle emoji: mani che pregano

 

Seriamente parlando, le emoji hanno certamente portato anche alla loro bella dose di malintesi. Un’impiegata in Cina è stata licenziata in tronco dal suo manager per aver usato l’emoji “OK” in una risposta. Quest’ultima aveva visto la mancanza di testo nella risposta come segno di grossa scortesia e le ha replicato “Dovresti usare il testo per rispondere ai messaggi quando li ricevi. Non conosci le regole?”. È indiscutibilmente facile interpretare male un’emoji o avere diverse interpretazioni e usi personali di ciascuna di esse.

 

Anche se le emoji hanno ancora molta strada da fare per diventare una vera e propria lingua, si può dire (soprattutto con la nomina della faccina che piange di gioia 😂  a Parola dell’anno nell’Oxford Dictionary nel 2015) che le emoji ci accompagneranno ancora a lungo e hanno trovato un loro posticino nella vita di ognuno di noi.

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