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LEWIS

Di

Luca Guglielmi

Pubblicato il

febbraio 13, 2020

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Il Mobile World Congress del 2020 sarà ricordato come quello compromesso dalla minaccia del coronavirus e della sua diffusione. Gli effetti della recente epidemia sulla vita quotidiana e professionale delle persone avevano già iniziato a farsi sentire, sia a livello locale che globale. Eppure, fino all’ultimo abbiamo tenuto il fiato sospeso, in attesa di sapere cosa ne sarebbe stato di un evento così importante. Ieri sera, però, gli organizzatori hanno diffuso la notizia che il MWC per quest’anno non si terrà.


Molti brand tech che si apprestavano a prendere parte a una delle kermesse più importanti e conosciute del settore al mondo – tra cui LG, Asus, Ericsson, Sony e molti altri – avevano già scelto precauzionalmente di non partecipare, cancellando la loro presenza a Barcellona.

Viaggi e possibili contagi hanno reso le grandi aziende della tecnologia più prudenti, tanto che da giorni ormai si erano aperti dubbi e discussioni sulla realizzazione stessa di un evento che negli ultimi anni ha canalizzato la crescente attenzione e curiosità di appassionati e addetti ai lavori.

Qualcosa di imprevedibile che ha cambiato in poche settimane l’aspettativa per una manifestazione di richiamo mondiale e che ci offre l’occasione di riflettere sui cambiamenti in essere nel mondo degli eventi, anche quelli ad altissima capacità attrattiva. Unire persone creando momenti di interazione, esperienze, entusiasmo, attesa per le presentazioni di nuovi prodotti, occasioni di incontro e ascolto di alcuni Key Opinion Leader mondiali, insieme alla possibilità di toccare con mano e per primi le ultimissime novità, sono tutti valori non in discussione.
Tuttavia, più di qualcosa è già cambiato e sta ancora cambiando nelle modalità di partecipazione e fruizione dei contenuti di un’iniziativa e il Mobile World Congress, per cause del tutto inattese e non pronosticabili, avrebbe potuto trasformarsi nella più grande vetrina di remote attendance per un’iniziativa di così grande richiamo.

Il tech, il digital e il futuro

Già da qualche anno a forme classiche di comunicazione e coinvolgimento dei media e del pubblico, come per esempio le classiche e talvolta un po’ “polverose” conferenze stampa, si stanno sempre di più affiancando modalità nuove che mettono la tecnologia al centro e che permettono di salvaguardare la trasmissione dei messaggi, la condivisione di materiali, così come anche la possibilità di interazione con le spokesperson.

Strumenti come webinar, press video conference, live video streaming in occasione di presentazioni ufficiali di nuovi prodotti, trovano oggi uno spazio crescente nelle modalità di lancio di molte novità da parte delle aziende che si sono aperte alla possibilità di includere format innovativi, che permettono simultaneità mondiale e che, per alcune particolari esigenze o in presenza di elementi contingenti, possono risultare di grande efficacia, soprattutto se adeguatamente amplificate dal supporto dei social media.

Senza voler scomodare il “no sense of place” di Joshua Meyrowitz, possiamo dire che abbiamo già avuto prova di come le tecnologie oggi possano spingersi addirittura oltre il live streaming, generando contenuti ai limiti di quello che solo fino a qualche anno fa avremmo potuto considerare fantascienza.

Se puoi immaginarlo, l’innovazione può farlo

In occasione dell’ultima coppa del mondo di Calcio del 2018, il fuoriclasse belga Eden Hazard era stato intervistato all’interno degli studi televisivi della TV Belga Le Une. Almeno, questo era ciò che sembrava perché il calciatore, con la sua squadra ancora pienamente in corsa per il mondiale, si trovava in Russia. Eppure, Hazard era tranquillamente seduto su uno sgabello in studio e rispondeva alle domande di conduttore e giornalisti presenti. La sua era infatti una produzione olografica in diretta che rappresentò uno dei primissimi esperimenti televisivi di questo genere.

Un genere che sembra ancora muoversi in modo settoriale e già da un po’ di anni, insieme allo sport, è il business musicale ad aver azzardato importanti passi. Quella degli olo-concerti, ovvero eventi musicali sospesi tra il reale e il virtuale, è una vera e propria tendenza negli Stati Uniti. Gli spettatori del concerto di Snoop Dog e dei Billboard Music Awards del 2012 hanno potuto assistere alla “materializzazione” di Tupac Shakur e Michael Jackson e olo-concerti vengono realizzati in America con Frank Zappa, Whitney Houston e Amy Winehouse tra gli altri.

Lo scorso anno, proprio a febbraio, il DJ Marshmellow ha realizzato un breve concerto su Fortnite, il videogioco battle royale probabilmente più noto al mondo degli ultimi anni. Per dieci minuti i giocatori hanno visto disattivate le proprie armi e attivato il respawn, permettendogli di condividere emoticon e messaggi festosi. Al concerto, durato solo dieci minuti, hanno assistito circa 10 milioni di giocatori.

Gli eventi del futuro

Sperimentazioni forse estreme e alcune certamente molto costose che non sappiamo quanto possano essere destinate ad affermarsi ma che lasciano riflettere su come sia destinato a evolvere il nostro rapporto con gli eventi. Forme probabilmente eccessive che hanno portato di recente il webzine musicale Rolling Stone a chiedersi se i concerti con ologrammi non siano, in realtà, un’aberrazione.

Non possiamo dire che tipo di protagonisti o spettatori di un evento saremo in futuro. Oggi crediamo ancora che partecipare fisicamente a una manifestazione rimanga il modo più coinvolgente, interessante e accrescente dal punto di vista dell’esperienza. Allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione e le cui innovazioni ci consentono di valutare, magari quando ne siamo attori, diverse opzioni. Molto dipende dal messaggio, dal genere di iniziativa, dai pubblici che vogliamo raggiungere o, proprio come in occasione del Mobile World Congress, dalle possibili conseguenze di specifiche situazioni contingenti. A noi la scelta.

 

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