Agenzia di comunicazione e PR LEWIS

Di

LEWIS

Pubblicato il

settembre 1, 2019

Tag

digital, Social Media

Dopo la pausa estiva, siamo pronti a ricominciare l’anno lavorativo con più energia e stiamo già affollando le agende di novità, impegni e buone intenzioni. Se per quest’anno ti sei ripromesso di essere sempre aggiornato su tutte le novità dal mondo dei social network (e non solo) eccoci a darti una mano, con i nostri Social Update!


YouTube preferisce il pubblico

Mentre negli ultimi mesi Facebook ha orientato i suoi sforzi sempre di più verso le interazioni private, Youtube si muove controcorrente, e dal 18 settembre disattiverà la possibilità di condividere i video via messaggio. La piattaforma, infatti, punta a concentrare l’attenzione sulla condivisione pubblica dei contenuti e soprattutto delle interazioni generate.

 

Che fine faranno i like?

Ancora nessuna dichiarazione sui risultati della sperimentazione di Instagram che, da luglio, ha reso i like non visibili agli utenti. Eppure, secondo alcune indiscrezioni, sembra che presto un analogo test sarà lanciato anche su Facebook. L’intento, anche in questo caso, è quello di invogliare gli utenti a pubblicare di più, ma soprattutto con maggiore attenzione alla qualità dei contenuti, senza lasciarsi influenzare dal successo solo in termini di like.

 

Facebook e il riconoscimento facciale

Facebook prosegue la sua marcia verso una sempre maggiore tutela della privacy degli utenti, stavolta con una novità a proposito del riconoscimento facciale. La funzionalità suggerisce automaticamente i tag corretti nelle fotografie o avvisa gli utenti quando è stata caricata un’immagine che li ritrae. Con l’aggiornamento presentato dalla piattaforma, il riconoscimento è impostato automaticamente come non attivo, al contrario del passato, e gli utenti che lo desiderano dovranno accedere alle impostazioni e attivarlo. I nuovi iscritti e chi non aveva mai espresso diretto consenso in merito al riconoscimento facciale, quindi, non avranno più automaticamente questa funzionalità, ma potranno scegliere se usufruirne.

 

Impostazioni riconoscimento facciale di Facebook

 

Facebook: tutela o censura?

In Italia sono stati bloccati alcuni profili privati e alcune pagine attivi su Facebook e Instagram, per lo più riconducibili ad alcune correnti politiche di estrema destra. La vicenda ha acceso il dibattito online, fra chi si chiede se quest’atto rappresenti una tutela della community social o piuttosto la censura di uno schieramento politico. La dichiarazione di un portavoce di Facebook Italia, chiarisce che in realtà la decisione di bloccare queste pagine e profili dipende unicamente dalle violazioni degli standard della community di Facebook.

Già nell’introduzione leggiamo:

“abbiamo sviluppato una raccolta di Standard della community che descrivono cosa è e non è consentito su Facebook. I nostri standard valgono in tutto il mondo per tutti i tipi di contenuti. Sono progettati per essere completi: ad esempio, un contenuto che potrebbe non essere considerato discorso di incitazione all’odio potrebbe essere comunque rimosso perché viola le normative contro il bullismo.”

Il dibattito sul confine fra tutela delle community social e censura è sempre interessante e offre l’occasione per ricordare l’importanza di conoscere sempre le policy delle piattaforme che utilizziamo ogni giorno, magari rileggendole. Anche se i social sono diventati oramai le nostre piazze digitali, alternativa virtuale agli spazi reali di dibattiti anche di stampo politico, va sempre ricordato che si tratta pur sempre di aziende private, e in quanto tali, stabiliscono internamente le proprie regole e policy. Come abbiamo visto nel testo citato, ma ne avrete la riprova leggendo anche le altre norme degli standard della community, Facebook si pone come primo obiettivo la tutela dei propri utenti e la loro libera espressione, cosa che, soprattutto oggi, passa anche per la lotta all’hate speech e alla diffusione dell’odio online. Battaglie che non sono certo iniziate oggi, ma che la piattaforma ha iniziato già da alcuni anni. Per esempio, gli approfondimenti disponibili in merito alla lotta alle organizzazioni terroristiche o che incitano all’odio risalgono al 2018, mentre quelli relativi all’hate speech risalgono al 2017.

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