Milano, 23 aprile 2026 – La transizione energetica non è solo una questione di tecnologie e investimenti: è anche una sfida di comunicazione per generare fiducia, comprensione e chiarezza. È quanto emerge dall’Energy Index di TEAM LEWIS, basato su oltre 2.500 interviste online raccolte tra il 30 dicembre 2025 e il 13 gennaio 2026, che fotografa un sistema in trasformazione ma ancora vincolato da un paradosso strutturale: un’economia digitale del XXI secolo che poggia su un’infrastruttura energetica del XX secolo.
Dal dato all’azione: il gap che la comunicazione deve chiudere
L’Energy Index mostra una dinamica netta: la disponibilità verso le rinnovabili e le nuove tecnologie è diffusa, ma non sempre si traduce in comportamenti concreti. A livello globale, il 49% dei consumatori si dichiara pronto ad adottare nuove tecnologie energetiche, ma solo il 13% sta cambiando effettivamente la propria fonte primaria. In Italia, il dato di adozione sale al 16%, ma resta evidente il divario tra intenzione e azione. Questo scarto non è solo economico o tecnologico: è anche comunicativo e informativo. Ridurre complessità, ambiguità e percezione di rischio è il primo passo per rendere le scelte attivabili.
La fiducia come infrastruttura immateriale
Quando un sistema è percepito come costoso o fragile, la fiducia si indebolisce e le decisioni si bloccano. Globalmente, il 41% dei consumatori dichiara di non fidarsi delle amministrazioni nella gestione di prezzi e forniture energetiche. In Italia, la fiducia resta un tema: 30% si fida e 39% non si fida. In questo scenario, la comunicazione non è reputazione in senso astratto: è riduzione dell’incertezza, gestione delle aspettative e costruzione di trasparenza.
La comunicazione come leva operativa: dall’intenzione all’adozione
Secondo l’Energy Index, per chi si occupa di marketing e comunicazione il tema non è raccontare la transizione, ma abilitarla. Il rapporto evidenzia infatti che, senza un’infrastruttura immateriale fatta di trasparenza e alfabetizzazione, anche le migliori innovazioni rischiano di restare bloccate nel passaggio tra interesse e adozione.
In questo scenario, la comunicazione assume un ruolo concreto e misurabile: ridurre l’asimmetria informativa, rendere accessibili linguaggi e processi, aiutare cittadini e imprese a prendere decisioni informate. In particolare, diventano cruciali contenuti e strumenti che chiariscano:
- benefici reali, economici, ambientali, di resilienza, e condizioni di accesso;
- tempi e iter autorizzativi, vincoli e responsabilità;
- limiti e capacità della rete, e cosa aspettarsi in termini di connessione / implementazione;
- supporti disponibili, come incentivi, finanziamenti, partnership, servizi.
Un’agenda per comunicatori e brand: semplificare senza banalizzare
Il report suggerisce un cambio di passo anche nel modo in cui i brand, energy e non solo, impostano le narrazioni: le promesse generiche non funzionano, per guadagnarsi la fiducia di consumatori e aziende occorre una comunicazione chiara sui processi e servizi, con contenuti utili e verificabili. Perché, in una fase di trasformazione strutturale, la reputazione si costruisce anche sulla capacità di spiegare il come, non solo il perché.
Il report è disponibile a questa pagina.
Per approfondire clicca qui.