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LEWIS

Di

Luca Guglielmi

Pubblicato il

giugno 3, 2020

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Sì, viaggiare… qualcosa che ci sembra ancora lontano nel tempo, che potremo riprendere a fare con più disinvoltura in un futuro non vicinissimo, ma che comporta anche importanti riflessi sugli spostamenti necessari alla propria professione.


Ne ha parlato di recente Riccardo Luna nella sua “Stazione Futuro”, la rubrica su Repubblica.it, ipotizzando che una certa bulimia di spostamenti e di appuntamenti “di persona” potrebbe effettivamente essere limitata in futuro. Abbiamo imparato che una buona percentuale dei nostri incontri professionali può essere realizzata agevolmente anche tramite piattaforme di video call (tutti siamo diventati assidui frequentatori di Zoom, Meet, Skype, Teams etc).

I riflessi di questi cambiamenti potranno essere visibili anche nel nostro lavoro e in particolare in quello delle relazioni con i media? Ce lo siamo chiesti in LEWIS relativamente a quello che è uno degli strumenti tra i più utilizzati dalle aziende per presentazioni, per far vivere ai giornalisti un’esperienza collegata a un prodotto o servizio, generare occasioni di incontro con i target media di riferimento…Si, stiamo parlando dei viaggi stampa (per gli anglofoni “press trip”) e, invece di ipotizzare in modo visionario, come ci piace fare siamo scesi sul campo e, per una volta – accade spesso anche con i media audit – abbiamo noi intervistato loro chiedendo come vedono il futuro di questa attività e quali cambiamenti ipotizzano per il dopo emergenza.

Cosa ne pensano i giornalisti?

Ringraziamo gli oltre 50 giornalisti che ci hanno concesso un po’ del loro tempo per rispondere al nostro sondaggio* e andiamo ad analizzare velocemente le principali evidenze che ne abbiamo estratto.

Quello dei Viaggi Stampa è ritenuto (ancora e prevedibilmente lo sarà anche in futuro) uno strumento molto utile per il lavoro di un giornalista e in particolare per raccogliere informazioni sulle aziende e le loro attività potendo raccontarle in maniera migliore. Oltre la metà del campione intervistato (52%) ha risposto che vede questo strumento come “molto utile al suo lavoro” con un altro 30% che in una scala da 1-5 lo ritiene importante a livello 4.

Uno strumento che, sempre per la metà dei rispondenti, viene considerato piuttosto importante per instaurare e mantenere una relazione di proficua e reciproca collaborazione con le aziende.

Insomma, i Viaggi Stampa rimangono molto apprezzati e tra le esperienze più gradite dai giornalisti per rendere più efficace il loro lavoro.

Viaggi stampa, cosa (ne) sarà

Cambiamenti all’orizzonte

Ma quanto, ragionando per ipotesi, questo strumento potrebbe cambiare nel “dopo COVID”? A questa domanda le risposte sono diversificate: poco meno di uno su quattro (24%) vede come molto probabile la possibilità che questo strumento di relazione cambi dopo l’emergenza della pandemia. Mentre il 20% considera questa eventualità poco probabile. La restante metà del campione dei rispondenti ritiene il livello di questa probabilità medio-alta.

Abbiamo voluto inoltre indagare il possibile cambiamento di approccio nei confronti dei viaggi stampa e chiesto ai giornalisti se e quanto potrebbero sentirsi a disagio nell’accettare un invito ad un viaggio stampa in futuro, magari per il timore stesso di partire o delle possibili destinazioni.

Nella stragrande maggioranza dei casi, registriamo che questa paura è pressoché assente: il 70% del campione dichiara nessun disagio ad intraprendere un viaggio stampa nel futuro prossimo. Prevale, sembra di capire, il valore dello strumento rispetto ai timori che la situazione inedita potrebbe generare.

Viaggi stampa, cosa (ne) sarà

Live vs online

Infine, per delineare possibili scenari alternativi, abbiamo chiesto se e quali strumenti potrebbero essere utilizzati in futuro al posto dei viaggi stampa per presentare prodotti e servizi lasciando, in questo specifico caso, la domanda aperta. Molti coloro che li considerano insostituibili nella dinamica relazionale con le aziende ma sono altrettanti quelli che vedono questo strumento, almeno in futuro, affiancabile da altri tool di comunicazione che, a livello di possibile approfondimento, si stanno rivelando altrettanto efficaci.

Ne avevamo parlato all’inizio della pandemia e i nostri giornalisti sembrano confermare almeno alcune delle evidenze tracciate in quella occasione.

Meeting online e streaming live sono apprezzati e considerati da alcuni strumenti utili per presentare prodotti e servizi avvalendosi delle possibilità della comunicazione digitale. Tiratina di orecchie da chi considera le dirette preziose, ma con la raccomandazione che “devono essere fatte meglio”. Non potremmo essere più d’accordo e siamo quotidianamente impegnati su questo.

Quindi la proposta è che ci sia sempre la presenza di qualcuno dell’azienda che possa non solo presentare il prodotto o servizio ma rispondere in maniera esaustiva a richieste, anche molto tecniche, e domande specifiche.

Tra i consigli, evidenziamo anche la necessità di migliorare il visual storytelling: video dimostrativi, immagini e schede tecniche devono essere nella “cassetta degli attrezzi” di chi vuole comunicare in modo completo e attrattivo.

Ciò detto, naturalmente per un approfondimento migliore, le prove e i test individuali – magari ex post rispetto alla presentazione digitale – sono considerate assolutamente essenziali per poter dare ai lettori una panoramica completa.

In conclusione

Parola d’ordine dunque non è “sostituzione” ma “affiancamento”: il viaggio stampa è, e con tutta probabilità sarà anche in futuro, uno strumento che aiuta le aziende a instaurare e rinsaldare la relazione con i media di riferimento. È uno dei modi principali, particolarmente in alcuni settori, per aprire le porte alla conoscenza dei media e dei loro lettori nonché tra i più graditi – proprio per la grande capacità di approfondire – mezzi di comunicazione.

Tuttavia, come per molti altri aspetti delle nostre vite personali e professionali, vivremo scenari in cui l’inclusione e l’affiancamento cui, giocoforza, abbiamo dovuto abituarci, sarà indispensabile. Tutto sta a essere flessibili di fronte al cambiamento, imparare a massimizzare i nuovi strumenti del digitale senza perdere dimestichezza con quelli del passato ma integrandone le formule.

Rimbocchiamoci le maniche, c’è molto ancora da fare.

*La ricerca è stata sottoposta ad un campione rappresentativo di giornalisti dei settori automotive, lifestyle, tech e gaming industry
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