Rientrare dalle ferie e trovare un nuovo logo Instagram non era di certo nei miei piani per quest’estate. Eppure, pochi giorni fa la piattaforma ha annunciato il primo aggiornamento del wordmark dopo dieci anni dal celebre rebrand del 2016, che sostituì l’iconica camera vintage con il gradiente colorato dei giorni nostri.
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L’obiettivo di Adam Mosseri, CEO di Instagram, era mantenere la semplicità del logo precedente, ma al contempo svecchiarlo per renderlo più attuale. E non si tratta di un semplice cambio di logo: Meta ha annunciato un rebranding generale più ampio nel corso 2026, volto a celebrare la creatività della community senza però allontanarsi dall’heritage di Instagram. Prepariamoci quindi a un nuovo brand system fatto di layout, UI, animazioni e tipografie pensate per dare più respiro ed evoluzione all’immagine della piattaforma.
Come ogni novità di questo calibro, dopo anni di familiarità, le reazioni sono contrastanti. Le persone, infatti sono restie al cambiamento, soprattutto quando si tratta di brand e loghi con cui hanno convissuto a lungo… Proprio come nel caso di Instagram.
L’evoluzione del logo di Instagram
Prima di arrivare al nuovo wordmark, Instagram ha attraversato tre fasi principali di identità visiva, ognuna legata a un momento preciso della sua storia e della sua crescita. Non è questo l’obiettivo dell’articolo, ma ecco una panoramica estremamente sintetica per schiarirti le idee.
- 2010-2016: la fotocamera vintage
La storica icona di Instagram era una macchina fotografica retrò, con dettagli in pelle e un obiettivo che ricordava le Polaroid. Un’immagine calda, analogica e perfettamente in linea con l’idea di “istantanea” e di esperienza mobile dei primi anni. In questo lasso di tempo si sono susseguiti due loghi diversi ma molto simili, caratterizzati da un font corsivo stile handwriting. - 2016-2026: un nuovo gradiente pop
Nel maggio 2016 Instagram ha lanciato il suo rebrand più discusso, con un’icona dell’app minimale e un gradiente rosa-arancio-viola contornato di bianco. Un cambiamento radicale, pensato per funzionare meglio sugli schermi degli smartphone e nei contesti pubblicitari, ma anche per segnalare l’evoluzione da semplice app di foto a piattaforma multimediale. In questi dieci anni, il logo è rimasto pressoché invariato. - 2026: il nuovo wordmark ibrido
Dieci anni dopo, Instagram cambia proprio il suo logo con un font che mescola corsivo e stampatello, curve più marcate e lettere più stilizzate. L’obiettivo è quello di un’identità più moderna, pulita e coerente con l’ecosistema Meta.
Instagram… O Instagzam?
La critica principale è che la R corsiva di Instagram ora sembra più una Z. In tutta onestà, penso che il nome della piattaforma sia così riconoscibile che la maggior parte delle persone possa capire cosa c’è scritto, nonostante questa “licenza poetica” della R. Il vero problema, forse, è più legato alle nuove generazioni, che sono sempre meno avvezze all’utilizzo del corsivo e quindi faticano a capire perché la R e la S vengano rappresentate in quel modo.
Al netto di questo dibattito, aggiornare il wordmark senza cambiare l’icona è un ottimo esempio di modernizzazione controllata, che riduce il rischio di perdita di riconoscibilità e aumenta la coerenza di linguaggio con le altre piattaforme dell’ecosistema Meta. Allo stesso tempo, però, parte della community del design ha avuto una percezione di “blanding”, cioè di un passo verso un’estetica tech generica, perdendo quindi calore e familiarità.
Nella sezione commenti sotto la notizia del rebranding, molti hanno poi colto l’occasione per sollevare temi più urgenti per la community: migliorare il servizio di assistenza, ridurre i bot, far vedere effettivamente i post ai propri follower e altre problematiche ben note a chi vive la piattaforma ogni giorno.
Le tre migliori reazioni dei brand al nuovo logo di Instagram
La reazione dei brand non si è fatta attendere. E devo ammettere di aver visto prima questo post di instant marketing di ChatGPT e solo dopo la notizia del nuovo logo di Instagram!
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Tra gli esempi più intelligenti c’è quello di Spigen, brand di accessori per smartphone, il cui nome si pronuncia /speeˈgan/. Giocando proprio sulla difficoltà di pronuncia, ha cavalcato l’onda e ricreato il proprio logo (sbagliato) con il nuovo font di Instagram, trasformando un potenziale punto debole in un gancio perfetto per cavalcare il trend.
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Accanto a ChatGPT e Spigen, c’è una parata di loghi “instagrammati” che ha visto protagonisti brand come Canva Brasile, Lidl, KitKat e molti altri ancora. Semrush, in particolare, ha spinto volutamente verso una versione quasi illeggibile del proprio nome scritto con il nuovo font di Instagram, diventando quasi “Semwsh” e trasformando la critica sulla leggibilità in contenuto autoironico.
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La strategia comune? Mantenere la coerenza visiva del post di lancio del rebranding di Instagram nelle ore e nei giorni immediatamente successivi alla notizia. Il tempismo, fra l’altro, resta l’aspetto più importante nell’instant marketing: l’efficacia dei post è massima nelle ore immediatamente successive alla notizia, quando la curiosità ha raggiunto il suo picco.
Quando un font diventa storytelling
Il nuovo logo di Instagram non è un “terremoto” nel mondo della comunicazione, ma un termometro che misura quanto il brand sia pronto a evolvere senza perdere familiarità. Aggiornare il wordmark mantenendo la stessa icona dell’app è un esempio di modernizzazione controllata, ma apre comunque il dibattito su accessibilità, leggibilità e rischio di blanding.
Per i marketer, il restyling di Instagram offre due lezioni chiave. La prima: i rebranding più impattanti sono momenti culturali da cavalcare, non solo notizie da commentare. La seconda: la creatività paga quando è coerente e rispettosa dell’esperienza utente.

