Secondo i dati Terna, il Paese ha consumato 28,9 TWh, il 16,5% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Le notti roventi, con temperature medie superiori di 5°C alla norma, hanno spinto l’uso dei sistemi di raffrescamento a livelli mai visti, mentre le giornate di sole hanno permesso al fotovoltaico di crescere del 20,4%, raggiungendo 6,2 TWh prodotti.
Il quadro complessivo racconta un sistema energetico in trasformazione reale: le rinnovabili hanno coperto il 41,1% della domanda nazionale, la nuova capacità installata ad agosto ha toccato i 417 MW, e da gennaio la crescita della capacità rinnovabile segna un +13,6% sull’anno precedente. Numeri che, letti in sequenza, raccontano un Paese che sta effettivamente cambiando modello energetico, non solo sulla carta.
Il paradosso della fiducia
Eppure, se guardiamo ai dati del nostro Energy Index, emerge un paradosso che chi lavora nella comunicazione non può ignorare: la trasformazione energetica corre più veloce della percezione pubblica che la accompagna.
I dati TEAM LEWIS, raccolti su oltre 2.500 interviste, mostrano che:
- solo il 30% degli italiani si dichiara fiducioso nella capacità del sistema di gestire prezzi e continuità delle forniture, contro un 39% che esprime sfiducia;
- il 34% dei business leader italiani indica le infrastrutture obsolete come una delle principali preoccupazioni per il futuro energetico del Paese;
- per il 32% dei consumatori l’aumento delle bollette resta una delle sfide più sentite nella vita quotidiana;
- il 49% degli italiani si dice pronto ad adottare nuove tecnologie energetiche, ma solo il 16% ha effettivamente cambiato la propria fonte primaria di energia negli ultimi anni.
Questo scarto tra intenzione e azione è il vero terreno su cui si gioca la partita della comunicazione energetica oggi.
Numeri veri, percezione in ritardo
Il dato di agosto non è un episodio isolato: è la conferma di una traiettoria. La domanda cresce, la produzione da fonti rinnovabili cresce, gli investimenti in accumulo (i sistemi Bess hanno raggiunto una capacità complessiva di 19,54 GWh) crescono. Il sistema, insomma, si sta effettivamente muovendo nella direzione giusta.
Ma i numeri, da soli, non bastano a costruire fiducia. Se il 39% degli italiani non si fida del sistema energetico e più di un terzo dei decision maker aziendali guarda con preoccupazione allo stato delle infrastrutture, significa che il racconto di questa trasformazione, fatto di risultati concreti ma anche di limiti ancora da superare, non sta arrivando con la stessa forza dei dati tecnici.
La responsabilità è condivisa
È qui che entra in gioco la comunicazione, ed è una responsabilità che riguarda tanto il settore pubblico quanto quello privato. Non basta annunciare i record: bisogna spiegare cosa c’è dietro, cosa è stato fatto concretamente per arrivarci e, altrettanto importante, cosa manca ancora.
Le aziende del settore energetico, i gestori di rete, le istituzioni hanno oggi l’opportunità (e forse il dovere) di rendere più tangibile, comprensibile e verificabile il percorso della transizione: non solo attraverso comunicazioni che celebrano i traguardi raggiunti, ma con una narrazione che sappia anche riconoscere onestamente le criticità ancora aperte, dai costi in bolletta alle infrastrutture da ammodernare.
I 5 must have di una comunicazione energetica che genera fiducia
Se lo scarto tra dati reali e percezione pubblica è il problema, la comunicazione può e deve essere parte della soluzione. Sulla base della nostra esperienza e dei risultati dell’Energy Index, individuiamo cinque elementi imprescindibili:
- Trasparenza sui numeri, non solo sui record. Comunicare i risultati raggiunti è importante, ma altrettanto lo è spiegare limiti, tempi e costi ancora da affrontare.
- Linguaggio che traduce i dati in benefici concreti. TWh, MW e GWh sono informazioni tecniche che il pubblico generale fatica a interpretare. Vanno tradotte in impatti tangibili sulla vita quotidiana: bollette, comfort, affidabilità e siocurezza del servizio.
- Coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Il gap tra il 49% di italiani “pronti” al cambiamento e il 16% che lo ha effettivamente attuato si colma solo se la narrazione aziendale e istituzionale è supportata da azioni verificabili, con proof point concreti.
- Terze parti come garanti di credibilità. Dati indipendenti, endorsement di esperti di settore, analisi di enti terzi (come Terna in questo caso) rafforzano la credibilità del messaggio molto più di un’autonarrazione aziendale.
- Continuità, non comunicazione episodica. La fiducia non si costruisce con un singolo annuncio virtuoso, ma con un flusso costante di aggiornamenti, approfondimenti e confronto con media e stakeholder, che permetta al pubblico di seguire il percorso della transizione energetica nel tempo, passo dopo passo.
I record si scrivono nei bollettini di Terna. La fiducia, invece, si costruisce nel modo in cui le decidiamo di raccontare.