In Italia si dice che l’unica cosa che non si cambia mai è la propria squadra di calcio del cuore. Un concetto che, per anni, è stato valido anche per altri ambiti della vita quotidiana, compreso quello dell’energia. Chi non ha mai affrontato almeno una volta la famosa “voltura”, ovvero il cambio di intestatario di una fornitura di energia, spesso vissuto, come il sottoscritto, con un po’ di ansia e incertezza?
Eppure, negli ultimi anni, questo scenario è cambiato radicalmente. La liberalizzazione del mercato energetico, avviata con le direttive europee e culminata con la fine del mercato tutelato, ha rivoluzionato le regole del gioco. Oggi in Italia operano oltre 700 fornitori di energia elettrica e gas, un numero quadruplicato rispetto a dieci anni fa. Il prodotto, elettricità o gas, in sé è rimasto simile, ma tutto il contorno è cambiato: servizi digitali, offerte personalizzate, attenzione alla sostenibilità e, purtroppo, anche una forte volatilità dei prezzi.
Proprio il prezzo è diventato il fattore più noto e discusso dagli italiani. Secondo alcune indagini recenti, gran parte delle famiglie italiane dichiara di essere molto attenta al costo della bolletta, ma solo una minoranza sa leggere correttamente i dettagli dei propri consumi. E sfido chiunque a sapere, senza consultare la bolletta, quanti kWh consuma ogni mese!
Ma qualcosa sta cambiando. Gli italiani più smart, tech-savvy e attenti stanno cogliendo le opportunità offerte dal mercato libero: cambiano fornitore con facilità, spesso online e in pochi click, scegliendo chi offre servizi più adatti alle proprie esigenze. Secondo ARERA, nel 2024 circa il 23,8% dei clienti domestici ha cambiato fornitore almeno una volta nel corso dell’anno, nel 2023 il tasso era stato del 18,9%, e il fenomeno del “turismo energetico”, ovvero utenti che cambiano fornitore anche due volte l’anno, è in forte crescita.
Se da un lato questa dinamicità sta generando effetti positivi, dall’altro rischia di trasformare il mercato in una giungla di offerte dove il prezzo è l’unico criterio. Ma davvero vogliamo che l’energia diventi solo una questione di centesimi al kWh? Il rischio è un “cortocircuito” in cui milioni di utenti si spostano continuamente, senza creare alcun legame con fornitori intercambiabili.
Ecco perché le aziende energetiche stanno cambiando approccio. Non basta più essere competitivi sul prezzo: bisogna costruire una relazione di fiducia, offrire servizi digitali, trasparenti, sostenibili e smart. Diventa necessario educare i clienti, trasformandoli da consumatori passivi a utenti consapevoli e prosumer (produttori e consumatori di energia).
La comunicazione gioca un ruolo chiave. Ecco i 5 must have per una comunicazione di successo dei retailer di energia e gas:
- Tono di voce fresco e inclusivo: uno stile giovane, digitale e accessibile, che parli a tutti e valorizzi la diversità.
- Semplicità e chiarezza: comunicare in modo semplice e diretto, rendendo comprensibili anche i temi più complessi.
- Storytelling coinvolgente: raccontare storie autentiche che creino empatia e connessione emotiva con il pubblico.
- Strumenti concreti e utili: offrire soluzioni pratiche per monitorare e ottimizzare i consumi, aiutando il cliente a sentirsi protagonista.
- Comunità e sostenibilità: promuovere iniziative che coinvolgano la community e incentivino comportamenti sostenibili, rafforzando il senso di appartenenza al brand.
Solo così si può convincere il cliente a cambiare con la testa, ma a restare con il cuore, assieme alla propria squadra di calcio preferita.

