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Alessia Caruso

Pubblicato il

Febbraio 23, 2026

Tag

comunicazione, Festival di Sanremo, Rai, Sanremo

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    Il Festival di Sanremo torna al Teatro Ariston dal 24 al 28 febbraio 2026 con la sua 76ª edizione, che vede per l’ultimo anno Carlo Conti nella veste di conduttore e direttore artistico, affiancato da Laura Pausini in tutte e cinque le serate. La città dei fiori si prepara ancora una volta ad accogliere il grande evento dedicato alla musica italiana, con la sua apertura attesa da milioni di spettatori. Sulla carta, tutto come sempre: trenta Big in gara, quattro nuove proposte, milioni di italiani incollati alla TV e social in fermento.

    Ma i dati raccontano una storia più sfumata. Quest’anno, per la prima volta, Sanremo non è l’unico grande appuntamento mediatico dell’inverno italiano… E si sente!

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    1. L’ombra olimpica

    Nei decenni passati febbraio era terreno esclusivo di Sanremo, ma nel 2026 non è stato così. Infatti, le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, appena terminate, sono state in grado di catturare l’attenzione di tutto il mondo, con un traino mediatico davvero importante per il contesto italiano. È anche per questo che, avendo occupato le prime settimane di febbraio, il Festival della Canzone Italiana si è dovuto ritagliare il proprio spazio verso la fine del mese.

    I dati di Google Trends confermano la capacità dei Giochi Olimpici di ripartire l’attenzione digitale del Paese. Considerando i 30 giorni antecedenti l’inizio del Festival, lo scorso anno la query “Sanremo 2025” segnava un aumento di interesse del +70%, mentre quest’anno la keyword “Sanremo 2026” si attesta attorno al +50% di interesse.

    Gli utenti che negli scorsi anni avrebbero dedicato interazioni, condivisioni e ricerche al Festival, quest’anno le hanno dirottate (anche solo parzialmente) verso gli atleti, le medaglie e le gare in diretta. Se nel 2025 le interazioni social nel periodo pre-Festival si attestavano intorno ai 23 milioni, nel 2026 sono scese sui 12 milioni.

    Il Festival di Sanremo rimane comunque uno dei programmi televisivi con maggiore impatto in Italia, ma emerge un segnale chiaro: nell’ecosistema digitale saturo del 2026, nemmeno un’istituzione può permettersi di dare per scontata l’attenzione del pubblico.

    2. Cresce il volume, ma cala la partecipazione

    Il paradosso comunicativo di questa edizione si legge in un solo dato: la conversazione social su Sanremo 2026 è cresciuta rispetto al 2025 in termini di contenuti e interazioni complessive, ma la spinta è quasi tutta istituzionale. Infatti, si concentra tutto sulle property ufficiali Rai, a scapito delle conversazioni diffuse, organiche e partecipate che hanno caratterizzato le edizioni precedenti. Il risultato è un ecosistema comunicativo che cresce in volume, ma si impoverisce in termini di profondità e coinvolgimento.

    Considerando le conversazioni digitali pre-Festival, emerge che le property ufficiali Rai hanno quadruplicato le video views rispetto all’anno precedente e quasi triplicato l’engagement, grazie a una strategia di teasing più intensa e sistematica. I canali social di Rai e del Festival di Sanremo raccolgono da soli circa il 50% delle visualizzazioni video totali sul tema, mentre il profilo ufficiale del Festival vale oltre il 40% delle views complessive. Sicuramente si tratta di un successo per la comunicazione istituzionale, ma una narrazione fortemente gestita dall’alto non basta.

    In questo quadro, infatti, il ruolo della comunicazione organica è in forte regressione: l’engagement rate degli artisti in gara crolla dall’1,1% nel 2025 allo 0,45% nel 2026. Non si tratta di numeri astratti, ma significano meno commenti, meno condivisioni e meno conversazioni spontanee attorno ai cantanti e alle loro esibizioni. Non è solo effetto dei Giochi Olimpici: è un segnale di disaffezione strutturale che chiede risposte progettuali. Il rischio non è che Sanremo smetta di essere seguito, ma che diventi uno spettacolo da guardare senza partecipare. Un evento che si consuma, ma che non si vive più a pieno.

    3. E il FantaSanremo?

    Per anni, il FantaSanremo è stato il simbolo della rinascita digitale del Festival. Il meccanismo di gamification, che trasforma spettatori passivi in giocatori attivi, ha sempre avuto effetti diretti e misurabili sulla diffusione dei contenuti, sull’engagement della community e persino sulla performance degli artisti stessi, spesso disposti a infrangere il galateo sanremese pur di guadagnare punti in classifica.

    Pur restando fra i driver principali della conversazione, quest’anno conta poco più di due milioni di squadre (in calo rispetto al record di 5 milioni dell’edizione 2025) e ha dimezzato i volumi di video views rispetto allo scorso anno, posizionandosi al terzo posto nella classifica di property più performanti sul tema.

    Non siamo davanti a una crisi del gioco in sé, che continua a godere di una community molto attiva. Il punto è che nelle edizioni precedenti il FantaSanremo ha beneficiato di un effetto novità e di una crescita esponenziale, fisiologicamente difficili da sostenere nel tempo. Quando un format diventa routine, anche il gioco più riuscito inizia a perdere un po’ la scintilla che lo ha reso virale, soprattutto se c’è meno hype dietro al Festival già in principio.

    4. Chi è già in vetta e chi riparte da zero

    Casinos.com ha condotto un’analisi su Google Trends per valutare l’interesse digitale accumulato dagli artisti in gara nei tre mesi precedenti il Festival, rivelando gerarchie inaspettate che non sempre coincidono con la notorietà televisiva degli artisti.

    Arisa è in testa a questa classifica con un indice di 27 su 100 (il valore più alto fra tutti i cantanti in gara), seguita da Levante (21) e il chiacchieratissimo duo Fedez & Marco Masini (20). A quota 10, invece, Elettra Lamborghini, J-Ax, Nayt e Tommaso Paradiso, accomunati da un interesse digitale solido ma meno acceso. Sorprende invece l’invisibilità di Dargen D’Amico (1), che ha sempre fatto parlare molto di sé nelle edizioni precedenti. Il dato forse più interessante, però, è quello di Eddie Brock a quota 7: un artista ancora poco mainstream, ma con una fanbase giovane e digitalmente molto attiva.

    L’interesse sembra essere più forte per gli ospiti (confermati e possibili) sul palco dell’Ariston. Tra i nomi più cercati ci sono Baby K, Riccardo Fogli e Samira, ma l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla “questione Pucci”, sui nuovi brani e sulla serata cover, anche se fra i tanti nomi emerge soprattutto quello di Tony Pitony, che duetterà con Ditonellapiaga ed è già uno dei protagonisti del FantaSanremo.

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    5. Le piattaforme digitali contano

    Considerando la distribuzione per piattaforma, Instagram è l’unico spazio digitale davvero trasversale: tutti gli artisti sono presenti, indipendentemente dall’età, dal genere musicale o dal posizionamento di mercato. Non è certo un caso: Instagram, infatti, è il social perfetto per costruire la propria identità visiva e restare in contatto con la propria fanbase. Anche su TikTok sono presenti quasi tutti gli artisti (eccetto Patty Pravo e Maria Antonietta), ma la relativa debolezza di TikTok come driver di conversazione rispetto alle aspettative è coerente con il calo generale dell’engagement spontaneo.

    Per quanto Facebook sia tra i social più utilizzati in Italia, è quello meno utilizzato dai Big e dalla Gen Z, che è praticamente assente. Infatti, ben otto fra gli artisti in gara non hanno una pagina su Facebook, che però risulta ben presidiato da Fedez, J-Ax, Elettra Lamborghini, Renga e Arisa, confermando la presenza di un seguito più adulto.

    Sanremo 2026: un percorso da ritrovare

    I numeri di questa edizione disegnano una manifestazione musicale ancora centrale nella vita culturale italiana, ma alle prese con trasformazioni profonde nel modo in cui le persone ne fruiscono e ne parlano. L’attenzione c’è, gli ascolti reggono e la macchina mediatica gira, ma qualcosa si è allentato nel legame tra il palco e chi sta a casa.

    L’edizione 2026 del Festival arriva in un contesto di saturazione e “routine”, portando il pubblico digitale a cercare nuovi stimoli. Il cambio di guardia alla conduzione e alla direzione artistica che arriverà con l’edizione 2027 potrebbe essere l’occasione giusta per ripensare non solo lo spettacolo sul palco, ma l’intera strategia di coinvolgimento degli spettatori. Io, nel frattempo, resto sintonizzata e speriamo di restarne piacevolmente stupita!

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