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Daniele Lazzoni e Alessandro Oliva

Pubblicato il

Marzo 31, 2025

Tag

AI, AI Festival, Intelligenza artificiale

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    Qualche settimana fa i nostri Daniele Lazzoni, MD Strategy, e Alessandro Oliva, Content Strategist, hanno partecipato all’AI Festival di Milano, evento che prometteva di essere uno dei momenti clou per discutere di intelligenza artificiale e (spoiler) così è stato. In questo articolo, condividiamo le 3 cose che ci hanno colpito di più.

    1. Il grande lago

    Sono passati esattamente due anni da quando il Time mise in copertina ChatGPT e la lunga fila che ci accoglie alle ore 10:00 del day 1 davanti ai tornelli d’ingresso è solo la punta dell’iceberg dell’hype generato dall’intelligenza artificiale nel breve volgere di 24 mesi.

    AI festival 2025

    Nei giorni successivi, è stata quantificata la partecipazione in oltre 10.000 presenze.

    Si tratta di una platea molto eterogenea: professionisti, aziende (molte), startupper, istituzioni, mondo accademico; persone con background e livelli di preparazione molto diversi ma con un obiettivo comune: informarsi, confrontarsi e, magari, scoprire la next big thing.

    Mentre la fila scorre e ci avviamo all’entrata, scambiamo due parole con un docente di informatica di un istituto superiore. Surface alla mano sta scegliendo con attenzione quali eventi seguire del ricco programma che spazia dall’etica aIl’AI Governance, dal coding alla trasformazione nel marketing, nella comunicazione, nella mobilità. Ce n’è per tutti.

    Ci dice che non ricordava tanto entusiasmo per un’innovazione tecnologica dai tempi della nascita del Web: “Ma allora partì come una cosa per noi smanettoni nerd. Con l’AI è completamente diverso. È un fenomeno che si sta propagando a una velocità rapidissima”.

    In uno dei primi interventi della giornata, Dirk Hovy (Dean per la Trasformazione Digitale e l’Intelligenza Artificiale dell’Università Bocconi) descriverà questa repentina accelerazione con un’efficace analogia: i primi studi sull’intelligenza artificiale risalgono a diverse decadi fa e per molto tempo i progressi sono sembrati lenti e quasi impercettibili, proprio come provare a riempire un lago vuoto a partire da una goccia. Ma con un miglioramento che raddoppia ogni anno l’acqua versata, il cambiamento a un tratto diventerà sempre più evidente fino a raggiungere un punto critico in cui il progresso sarà rapidissimo e travolgente. Solo un anno fa, il lago era pieno a metà.

    2. L’atmosfera di condivisione

    Ogni relatore sembra animato da un’urgenza contagiosa: condividere, ispirare, coinvolgere. L’evento si trasforma fin dai primissimi workshop del mattino in un palcoscenico di idee, dove l’entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale si traduce in un flusso continuo di spunti e progetti. C’è chi scherza sull’avvento della Skynet immaginata da James Cameron, chi sfida il pubblico a creare un instant book, e chi presenta il suo primo cortometraggio interamente realizzato con strumenti di AI.

    La sensazione che si percepisce è quella di vivere un momento unico: l’Intelligenza Artificiale è già qui, e la sua evoluzione è così rapida che ciò che oggi sembra impossibile potrebbe diventare realtà, letteralmente, domani.

    Ed è proprio nella cornice di un evento come l’AI Festival che emerge con tutta la sua centralità il nostro ruolo come human: non solo fruitori dei nuovi tool, ma guide e interpreti critici, che creano connessioni e relazioni in grado di indirizzare lo sviluppo dell’AI per sfruttarne il pieno potenziale per la nostra crescita, come persone, come comunità e come business.

    3. Pronti a “Patentarsi” in AI?

    Impiegare l’Intelligenza Artificiale come mezzo, e non come fine, è tuttavia solo il primo gradino della grande scalata alla conquista dell’Intelligenza Artificiale. Il miglior investimento è prepararsi, aprire la mente, immaginare e capire la portata per integrarla al meglio; formarsi per essere pronti e, una volta chiarito il proprio scenario, decidere come affrontare il cambiamento.

    Durante un’interessante sessione sull’evoluzione delle soluzioni di Intelligenza Artificiale nelle aziende, Giovanni Lucchetta, amministratore della società benefit TreCuori, centra il punto con un’ottima metafora: chiunque di noi dovrà abituarsi all’idea di “patentarsi” in AI, sviluppando il proprio veicolo e smettendola di usarla come un taxi.

    Se infatti quest’ultimo è senz’altro pratico per muoversi con immediatezza e agilità, non ci permetterà mai di guidare davvero. Tradotto: non avere alcun know-how ci farà sempre essere dipendenti, per cui è preferibile acquisire competenze, investire e adattare l’Intelligenza Artificiale alle nostre esigenze, senza limiti.

    Ed è proprio quello che stiamo facendo in TEAM LEWIS: studiamo, sperimentiamo e ci formiamo per restare al passo con questa rivoluzione. Anche perché sappiamo bene quanto è difficile trovare un taxi di questi tempi a Milano.