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TEAM LEWIS

Pubblicato il

Giugno 30, 2026

Tag

Intelligenza artificiale, Marketing, podcast, Public Speaking, Social, Storytelling, trend, Una Cosa Al Volo

Nel dodicesimo episodio della nuova stagione di Una Cosa Al Volo, tiriamo le fila di giugno, tra news delle ultime settimane e un bilancio onesto di questo anno fiscale.


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Giugno in breve: Un anno di prime volte

In questa puntata di Una Cosa Al Volo facciamo il punto su giugno e chiudiamo la terza stagione con un bilancio onesto: cosa ha funzionato davvero, cosa ci ha deluso e cosa ci portiamo nel nuovo anno. Dal nostalgia marketing di Iliad con Megan Gale all’estetica Y2K, passando per il lancio di SideKick e la partnership con ROI Group, fino alla riflessione sul people management nell’era dell’AI. Il filo rosso di questo anno è stata la fiducia: nei progetti, nelle scelte e in noi stessi.

una cosa al volo

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Ale: Ciao a tutti i nostri ascoltatori e bentornati in una nuova puntata di Una Cosa Al Volo. Siamo giunti al dodicesimo episodio, ovvero l’ultimo per questa stagione. Le tanto agognate vacanze si stanno avvicinando sempre di più, così come la fine dell’anno fiscale per molte aziende e anche per noi di TEAM LEWIS. Però, Mari, come si chiude bene un anno?

Mari: Direi con qualche notizia del mese appena trascorso e magari con un bilancio onesto: che cosa ha contato davvero, cosa ci ha deluso e cosa ci porteremo dietro anche l’anno nuovo.

Ale: Se sei pronta, allora partirei con una prima domanda fondamentale: qual è stato il trend di cui tutti hanno parlato, ma che in realtà alla fine dei conti ti ha un po’ delusa? O comunque non ha rispettato le tue aspettative, ecco.

Mari: Guarda, vado sul sicuro sicuro con il formato ultra-wide di Instagram, che a ottobre aveva invaso i nostri feed. Sembrava essere la nuova frontiera dell’impatto visivo e io stessa ero molto curiosa di vedere quali sarebbero stati gli sviluppi di questo formato. Invece è caduto nel dimenticatoio dopo pochissimo tempo. Questa è la dimostrazione che non basta introdurre un nuovo formato per farlo diventare parte integrante di una strategia. Dopo la curiosità iniziale del pubblico, l’interesse è tornato su formati che performano meglio, come i video. Ma ti rigiro la domanda, con qualche modifica. Quale novità di quest’anno per te è stata un vero e proprio fastidio?

Ale: Lo so, me ne sono già lamentata molto, ma TikTok Shop. Non lo sopporto e non sopporto vedere la For You Page invasa da video che citano il fantomatico carrellino arancione. Però alla fine dei conti TikTok Shop in Italia ha avuto successo e rientra tra i principali 15 player di commerce a livello di fatturato, quindi mi sa che dovrò farmene una ragione…

Mari: Eh sì. E aggiungo che il 41% del valore di questo canale arriva dagli over 40, quindi dai Millennial come me. Questo in realtà ci insegna una lezione che vale un po’ per tutti i canali: non possiamo dare per scontato quale sarà il pubblico che frequenterà un canale. Il pubblico è sempre più trasversale di come ce lo immaginiamo e a livello pratico questo significa che dobbiamo davvero conoscere i nostri utenti su ogni piattaforma per poter comunicare con loro in modo davvero efficace.

Ale: Ma parlando di Millennial e di strategie efficaci per colpirli dritti al cuore, uno dei trend di quest’anno è stato senz’altro il nostalgia marketing. A dicembre abbiamo avuto l’ultima stagione di Stranger Things, che è la serie TV nostalgica per antonomasia. Ad aprile abbiamo avuto anche il sequel de Il Diavolo Veste Prada e recentemente è comparso sul piccolo schermo lo spot di Iliad con Megan Gale.

Mari: Io mi ricordo Megan Gale vestita di verde Omnitel, quindi pensa quanto sono Millennial! Però sì, lo spot di Iliad con Megan Gale sicuramente è stato uno degli esempi recenti che ha catalizzato di più l’attenzione, se non altro di tutto il nostro settore. Da un lato perché fa leva su ricordi collettivi, quindi sul nostalgia marketing, e crea un aggancio emotivo immediato da parte degli utenti. Dall’altro, perché c’è stato un dibattito da parte dei competitor e questo ha aumentato ancora di più la diffusione della campagna. In ogni caso è stata una mossa astuta da parte di Iliad, che ha saputo prendere su di sé quella che era la percezione di Megan Gale legata a un brand di telefonia, influenzando non solo la percezione del brand in sé, ma anche il claim della campagna.

Ale: Questo ci porta a un altro punto interessante di quest’anno, perché se parliamo di nostalgia non ci riferiamo solo ai contenuti, ma anche all’estetica. A dicembre abbiamo citato il Pantone 2026, ovvero Cloud Dancer. È stata la prima volta in assoluto che Pantone ha scelto un bianco come colore dell’anno. In questo caso è un bianco molto caldo, molto morbido, perfetto per costruire mood diversi puntando sempre sull’essenzialità, soprattutto per quanto riguarda il mondo del design. A distanza di circa 6 mesi, Cloud Dancer regge ancora, ma parallelamente se guardiamo il mondo dei social è esplosa ancora di più la moda Y2K. Mi riferisco all’estetica degli anni 2000,  che vede tra le sue protagoniste di quest’anno Zara Larsson, che fra l’altro ha avuto un rebranding pazzesco. Con il suo ultimo tour, ha portato nei feed tutto ciò che Cloud Dancer non è: un tripudio di glitter, colori accesissimi e maximalism sfrenato.

Mari: Possiamo dire che Cloud Dancer e il trend del massimalismo rappresentano due diverse risposte allo stesso bisogno di evasione della realtà. Da un lato, Cloud Dancer comunica controllo, chiarezza e calma, una sorta di lusso silenzioso. Dall’altro lato, il massimalismo è una carica di energia che sfrutta il sovraccarico visivo per esprimere identità e il rifiuto di una vibe un po’ troppo perfetta e pulita.

Ale: Ma visto che abbiamo citato Pantone, glitter ed estetica, non possiamo che ricordare gli episodi speciali del nostro podcast dedicati alle campagne di Natale e al Fuorisalone che abbiamo registrato insieme al nostro Senior Art Director Giovanni. Lui è sempre stato in grado di fornirci dei punti di vista creativi molto interessanti,  quindi perché non coinvolgerlo di nuovo per chiedergli: Gio, cosa ne pensi della novità di questo periodo, ovvero del font Olivia?

Gio: Hello! Eccoci. Allora, risposta molto breve: è uno dei classici esempi in cui i designer si mettono le mani nei capelli e il marketing festeggia. Ma capiamo che cos’è. Si tratta di un’estensione visiva di branding, che in gergo si chiama branding liquido. È il caso del font di Olivia Rodrigo, ma anche di quello di Rosalia. Sono una sorta di estensione visiva del loro branding. Quello di Rosalia era più da muro di periferia scarabocchiato, questo è un mix tra MySpace, il diario e un po’ Tim Burton se volete,  quindi rispecchia molto bene l’estetica di Olivia Rodrigo. Consiglio spassionato: scrivete solo dei titoli con quel font, perché è praticamente illeggibile. È molto carino, ma ha dei doodle impegnativi alla lettura, quindi non scrivete più di due righe. E son già tante… Ma per i titoli può essere simpatico.

Mari: Ma sai che quando l’ho visto i primi commenti che ho letto dei designer sono stati esattamente sull’altissima leggibilità di questo font?

Gio: Non si legge assolutamente niente. Più di una parola non si può scrivere. Lo stesso vale per quello di Rosalia. Hanno entrambi questo problema di leggibilità perché sono molto disegnati, quindi sono carichi della personalità e del branding di queste due cantanti. Insomma, sono solo font da titolo.

Mari: Grazie mille Gio per i tuoi spunti. Tornando a noi, quest’anno in TEAM LEWIS abbiamo avuto davvero tante novità e tante prime volte. Per esempio, siamo approdati su TikTok. Lato podcast, per questa terza stagione di Una Cosa Al Volo abbiamo rinnovato il format e ci siamo appunto io e Ale come nuovissime speaker. Abbiamo anche creato il podcast Zero Sbatty per raccogliere la versione audio dei nostri blog post e togliere a voi la sbatta di leggerli.

Ale: A livello più sociale abbiamo supportato un progetto nell’ambito dell’Olimpiade Culturale con la TEAM LEWIS Foundation, a supporto di AllegroModerato. E ultimo. ma non certo per importanza, abbiamo avuto un focus davvero importante sull’Intelligenza Artificiale, a partire dal lancio dei nostri servizi dedicati alla GEO e all’ottimizzazione per i motori di ricerca AI, fino al webinar che abbiamo organizzato proprio questo mese.

Mari: Fra l’altro, la registrazione completa del webinar GEO + Content Strategy è disponibile sul nostro sito, quindi se siete interessati all’argomento potete andare a scaricarla. Lato AI abbiamo lanciato anche SideKick, la nostra prima volta assoluta con un’intera piattaforma basata sull’AI… Che devo dire, da marketer ci svolta abbastanza la vita lavorativa ormai.

Ale: Decisamente, anche perché la suite contiene 7 tool che fanno davvero di tutto, dalla reportistica all’analisi biometrica di uno speaker per aiutarlo a migliorare le proprie skill comunicative. Insomma, risolve qualsiasi problema di noi marketer. Questo ci porta anche a un’altra grande novità di quest’anno, ovvero la partnership con ROI Group in veste di Communications Partner.

Mari: Sì, esatto. Abbiamo avuto modo di partecipare ad alcuni degli eventi business più importanti del loro programma, come il Marketing Forum e, parlando appunto di skill comunicative, il Public Speaking e Storytelling Forum. Non solo siamo stati presenti noi due con alcuni colleghi del team e con alcuni dei nostri clienti, ma abbiamo avuto proprio modo di partecipare attivamente con dei Meet & Greet.

Ale: Durante il Marketing Forum abbiamo avuto l’occasione di organizzare un incontro speciale con Kyle Chayka, giornalista del New Yorker. Un incontro privato, dedicato a una cerchia ristretta di invitati, che è stato anche il primo episodio speciale di questa stagione. Mentre il secondo incontro è stato con Julian Treasure, uno dei massimi esperti
di Public Speaking, che ci ha insegnato che la fiducia non riguarda solo i brand, ma anche noi in quanto oratori e marketer.

 

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Mari: Quello che abbiamo imparato è che bisogna fidarsi del proprio approccio, delle scelte editoriali o di un format tutto nuovo. Non è scontato ed è quello che abbiamo fatto anche noi. La fiducia nel progetto e in noi stesse ci ha portate davanti a questi microfoni! In questi anni eravamo sempre state dietro la quinta di Una Cosa Al Volo, ma per la prima volta siamo diventate le speaker di un podcast.

Ale: Fra l’altro, tra le mille altre novità di quest’anno, abbiamo anche dato il benvenuto nel nostro team a Manuele De Mattia, come Head of Corporate Communication. Con lui abbiamo approfondito diverse tematiche, tra cui la questione energetica, ad esempio. È sempre stato un tema delicato, però con lo shock dei mercati di marzo ci siamo resi conto di quanto la comunicazione nel settore energy non sia più una questione di nicchia, perché ci riguarda tutti veramente da vicino.

Mari: Con Manuele e con Federica Campori, che invece è un pilastro storico del nostro team, abbiamo registrato alcuni episodi speciali. Uno è stato dedicato all’Energy Index, un report di TEAM LEWIS sull’importanza della comunicazione
nel settore energetico. Per commentare i dati di questa ricerca, abbiamo ospitato Giorgio Tomassetti, CEO di Octopus Energy Italia.

Gli altri 2 episodi speciali, invece, sono stati registrati a proposito del Positive Change Index insieme a Antonio Di Berardino, General Manager di Dojo, e Carlo Carollo, General Manager di TheFork. A questo punto lascerei la parola proprio a Manuele e Federica. Anche per voi è stata la vostra prima esperienza come podcaster, quindi vi chiedo prima di tutto se vi è piaciuto e poi chi ci porterete l’anno prossimo come ospiti.

Manu: Confermo che è stata la mia prima esperienza da podcaster. Molto divertente, ma è al netto del divertimento è stato molto interessante avere la possibilità di dialogare e approfondire alcune tematiche con general manager o country manager di ambiti e settori diversi, che hanno come comune denominatore l’innovazione in qualche modo. È interessante capire come la comunicazione diventa strategica, supporta il business e accompagna l’evoluzione di un business o di un’azienda. È stata un’esperienza per me molto illuminante, che mi auguro si possa replicare a breve con altri general manager di altre tante aziende di ambiti diversi. Abbiamo parlato di food tech, di fintech, di energy tech… Speriamo che la parola tech rimanga anche in riferimento ad altri settori.

Fede: Sì, ovviamente mi è piaciuta come esperienza, perché come sapete queste attività mi trovano assolutamente a mio agio. Poi si superano tutte le difficoltà e le paure. Pensavamo di averlo già fatto alle elementari e invece no, ci tocca anche da grandi. Che sono un pilastro è vero, ma non così tanto. Sia chiaro, non sono così vecchia. Per l’anno prossimo io sono scaramantica anche se sono di Sesto San Giovanni. Detto questo, spero tanto di continuare a coinvolgere i clienti attuali d’agenzia. Poi ovviamente io ho un ruolo commerciale, quindi spero anche di riuscire a portarvi nuove realtà e nuove industries con cui siamo già in contatto, ma non vi rivelo niente. Dovete aspettare!

Ale: Direi che siamo molto curiose di scoprire cosa avete in serbo per noi. Ma visto che stiamo parlando di ospiti, per quest’ultima puntata abbiamo pensato di portare davanti a questi microfoni la nostra People Director Alessandra Maretti, che recentemente ha partecipato al People Management Forum organizzato da ROI Group. Grazie Ale per essere qui con noi oggi. Volevamo chiederti com’è andato l’evento e cosa ti ha colpita di più.

Ale M: Intanto grazie a voi, sono contenta di partecipare finalmente a questo podcast. È andata bene, il People Management Forum è stato molto interessante perché ci ha fatto fare un viaggio su come è cambiato proprio il people management durante gli ultimi secoli e come la gestione delle persone e  del tempo siano cambiate anche con l’impatto dell’AI. Una delle primissime cose che mi ha colpita è stata la distinzione tra management e leadership. Di solito sono due parole che vanno di pari passo, ma hanno un significato molto diverso. Management è fare la cosa giusta nel modo giusto, invece la leadership è semplicemente fare la cosa giusta. Già da questi due concetti notiamo una grossa differenza. Prendendo poi le fila del viaggio del people management, siamo partiti dal 19° secolo: prima c’era un management molto razionale, molto verticale, ma durante il 20° secolo le cose finalmente iniziano a cambiare. Le persone sono più istruite e più consapevoli, quindi il management non ha più il monopolio completo. Il manager rimane un ruolo guida, però entra in gioco anche tutto un tema di competenze relazionali, di ascolto e di motivazione. Quello che noi oggi potremmo chiamare management emozionale. Fino a poi ad arrivare appunto al giorno d’oggi, 21° secolo, dove il contesto è molto molto più complesso.

people management

L’AI ormai è una presenza quasi stabile per tutti quanti, quindi cambia proprio anche il modo di fare il manager. Adesso il punto è riuscire a far succedere le cose senza avere il controllo completo. Al giorno d’oggi c’è più competizione, ci sono più obiettivi, più velocità, più pressione… quindi è proprio cambiata la metodologia di lavoro. L’aspetto power diventa anche personal power: non è più solo una cosa istituzionale legata al ruolo in sé e per sé. Il manager poi deve essere una persona di cui noi ci fidiamo, con cui noi possiamo confrontarci. Deve essere una persona competente, ma anche molto credibile allo stesso tempo. I manager al giorno d’oggi devono cercare di essere la persona con cui tu ti vogliono lavorare, per poter dare il valore aggiunto effettivamente che si ha. Perché ad oggi l’AI è effettivamente quella che ha la maggiore conoscenza, prima era il manager. Adesso l’AI è il nostro competitor principale. Questo percorso è molto interessante per capire un l’evoluzione e che cosa effettivamente significa people management, dove ad oggi proprio le persone sono al centro. L’altro passaggio molto interessante che è emerso è il tema della percezione del giudizio. Varia tanto se riguarda noi stessi o se riguarda gli altri, e questo deve essere considerato da entrambi i lati. Il manager con il proprio team deve lavorare tanto a stretto contatto, ci deve essere molta trasparenza e confidenza da un punto di vista lavorativo, perché ci deve essere anche un allineamento sulle aspettative che uno ha dell’altro. È stato anche molto interessante il “modello delle 3 E”, che può essere utilizzato come una bussola per la gestione del proprio team. La prima parola è engaged e significa avere le persone coinvolte in tutte le attività. La seconda parola, secondo me molto importante, è enabled, cioè riuscire a dare alle persone la possibilità di essere autonome, ma soprattutto di capire effettivamente fino a che punto possono spingersi, cioè fino a dove arriva la loro possibilità di manovra. Questo è sicuramente un aspetto molto importante che a volte viene messo un po’ in secondo piano. L’ultima parola è energized, quindi tutto l’aspetto più motivazionale, che è altrettanto importante ed è anche la chiave del nostro successo, perché rientra tutto il cappello della cultura aziendale. Per chiudere il cerchio, una delle frasi che è stata utilizzata all’inizio dell’evento e che secondo me è molto significativa è “Culture is the worst behavior you’re willing to tolerate“, quindi la cultura aziendale è il peggior comportamento che noi siamo disposti ad accettare. Diciamo che queste sono le nozioni e gli aspetti principali che secondo me sono stati più interessanti.

Mari: Grazie mille Ale, è stato un intervento davvero interessante. Sicuramente le 3 E ce le porteremo anche nel nuovo anno. Ecco, questo per noi è stato un po’ il senso di questa stagione: metterci alla prova, buttare il cuore oltre l’ostacolo, raccontarvi quello che anima il mondo della comunicazione e soprattutto aprire la conversazione a chi ha qualcosa da aggiungere. Anche questa è una cosa che ci porteremo sicuramente nella quarta stagione di Una Cosa Al Volo.

Ale: Un’altra cosa che mi piacerebbe mantenere nel nuovo anno è questa mentalità delle prime volte, però in modo un po’ più consapevole. Quindi non vorrei più provare qualcosa solo per il gusto della novità o per cambiare la routine, ma lo vorrei fare come scelta deliberata. Quindi la domanda che vorrei farmi da qui in avanti è cosa vale la pena fare che però non abbiamo ancora fatto.

Mari: Diciamo addio per sempre al “Si è sempre fatto così”, l’ho sempre odiato. Assolutamente un ottimo punto di partenza per pianificare le prossime attività.

Ale: Devo dire proprio di sì. Con un po’ di nostalgia direi che possiamo chiudere questa puntata. Però però non me la sento di chiederti una cosa al volo questa volta.

Mari: No, direi che ne abbiamo chieste abbastanza ai nostri colleghi. Grazie ancora a tutti per aver partecipato a questa puntata non speciale, ma un po’ speciale per la vostra presenza.

Ale: E buona estate a tutti!