Ascolta l’11 episodio della 3 stagione
Se vuoi lasciarci un commento scrivici a [email protected]
Per ascoltare tutti gli episodi, visita la pagina Una Cosa Al Volo.
Maggio in breve: energia, fiducia e ascolto
In questa puntata di Una Cosa Al Volo facciamo il punto su maggio, tra transizione energetica, public speaking e novità social. Dal gap tra intenzione e azione nel settore energia, fino agli insegnamenti del Public Speaking & Storytelling Forum con Julian Treasure sul valore dell’ascolto e dello storytelling efficace. Spazio anche all’intelligenza artificiale come motore di valore per i brand e uno sguardo ai cambiamenti in corso su Instagram e LinkedIn che ridisegnano il modo in cui creiamo e consumiamo contenuti.

•·················•·················•
Mari: Ciao a tutti! Bentornati in una nuova puntata di Una Cosa Al Volo. Oggi facciamo un bel recappone di maggio per raccontarvi cosa abbiamo fatto, cosa ci siamo portate a casa e soprattutto cosa può tornare utile anche a voi che ci ascoltate.
Ale: Se volessimo riassumere maggio in qualche parola chiave direi: energia, ascolto e fiducia. Però bando alle ciance, entriamo subito nel vivo di questa puntata.
Mari: Partiamo con la prima parola che hai detto, cioè energia. Maggio per noi è stato un mese energico, ha messo in circolo un sacco di energia non solo perché è stato ricco di attività e appuntamenti, ma anche perché abbiamo lanciato il nostro Energy Index, uno studio che analizza la transizione energetica in atto. Dai dati raccolti emerge che non si tratta solo di tecnologie o di investimenti, ma c’è una vera e propria sfida anche di comunicazione, nel senso più il più concreto possibile.
Ale: Quello che è emerso dalle oltre 2500 interviste che sono state realizzate per l’analisi è un gap tra intenzione e azione, che non dipende solo da ragioni economiche e tecnologiche, ma c’è anche un problema come dicevi tu a livello più informativo. Senza dilungarci troppo, abbiamo un episodio speciale di Una Cosa Al Volo dedicato a questi temi, insieme a Giorgio Tomasetti, CEO di Octopus Energy Italia.
Mari: Per riassumerla al volo, il punto centrale è che le aziende del settore dovrebbero smetterla di parlare con un linguaggio astruso e con troppi tecnicismi, ma al contrario dovrebbero parlare in maniera un po’ più semplice e comprensibile per conquistare o riconquistare la fiducia dei consumatori.
Ale: Il tema della fiducia ci porta dritte all’8 maggio, perché TEAM LEWIS, in veste di Communications Partner, ha partecipato al Public Speaking e Storytelling Forum organizzato da ROI Group. E ciliegina sulla torta, abbiamo anche organizzato un Meet & Greet esclusivo con Julian Treasure, nonché uno dei massimi esperti a livello mondiale di comunicazione dal vivo e quindi anche di public speaking. Però andiamo per gradi Mari.
Visualizza questo post su Instagram
Mari: Sì, una cosa alla volta. Partiamo con l’evento generale in sé: eravamo presenti anche noi insieme ai nostri colleghi. Penso di parlare a nome di entrambe quando dico che è stata una giornata molto intensa e molto molto interessante. Noi avevamo tantissimo hype per questo evento.
Ale: Sì, assolutamente!
Mari: Fra l’altro, è stato anche più formativo di quanto non non mi aspettassi. Quello che è venuto fuori è che il public speaking è una di quelle competenze che sembra una soft skill, ma poi in realtà può davvero fare tutta la differenza. La cosa poi si complica se, come noi, hai quel filo di timidezza, quell’ansietta quando devi parlare in pubblico.
Ale: Da Gen Z quale sono, ma penso sia una cosa un po’ transgenerazionale, preferirei una settimana di isolamento forzato piuttosto che parlare al telefono con qualcuno.
Mari: Questo vale anche per i Millennial. Chiedici tutto ma non di ordinare la pizza.
Ale: Esatto, però direi che pian piano ci stiamo facendo l’abitudine a parlare davanti a un microfono. Non è un pubblico vero e proprio, però sappiamo che ci ascoltate e ovviamente la pratica in questo senso aiuta.
Mari: Sì, un passo alla volta. Durante il Forum abbiamo ascoltato gli interventi di tanti speaker eccellenti quali Federico Buffa, Julian Treasure, AnnaMaria Testa e Stefano Nazzi, che ci hanno parlato appunto public speaking, comunicazione efficace e storytelling. Dai loro speech è emerso che parlare in pubblico fa paura e personalmente mi sono sentita meno sola, confortata, perché quello che ho pensato è stato proprio “È vero, magari non sarò la persona più sicura nella stanza in quel momento, ma chi lo è d’altronde?”. Un’altra cosa che mi è rimasta di questa giornata è stato che comunicare non è solo un trasmettere delle informazioni, ma proprio strutturare un discorso affinché questo sia un dono, cioè qualcosa che sia davvero di valore per chi ti ascolta. È una cosa che spesso diamo un po’ per scontata.
Ale: Sì, è stato dei punti cardine dell’intervento di Julian Treasure ed è anche al centro della sua filosofia, così come anche il tema dell’ascolto, che è un altro di quegli aspetti che spesso diamo per scontato. Ci lamentiamo se gli altri non ci capiscono, ma raramente ci soffermiamo e ci chiediamo se le altre persone siano davvero nella condizione di poterci ascoltare in quel momento. L’ascolto del pubblico è il punto fondamentale da cui partire per costruire una comunicazione efficace. E con ascolto del pubblico non intendo solo in termini di social listening o di feedback immediati che si ricevono durante la comunicazione stessa, ma anche di capire effettivamente chi abbiamo davanti e, forse ancora più importante, cosa si aspetta dall’interazione.
Mari: Durante il Meet & Greet con Julian Treasure è emersa un’altra idea che riguarda praticamente tutti quelli che si occupano di comunicazione, ovvero che le capacità di presentare contano tantissimo, ma non salvano un contenuto debole. Prima devi capire cos’hai da dire di valore, poi puoi allenare il modo in cui lo dici. E a proposito di allenamento delle proprie capacità di parlare in pubblico, che si tratti di una presentazione, un’intervista, una riunione o un evento, durante l’incontro con Treasure abbiamo avuto modo anche di parlare di Marketing Sidekick.
Ale: Sì, ne avevamo già parlato anche qualche episodio fa. Sostanzialmente, per chi se lo fosse perso, Marketing Sidekick è la nostra piattaforma di marketing intelligence che contiene una vera e propria suite di tool. Fra questi ce n’è uno chiamato Coach, che serve appunto per valutare le proprie performance comunicative. Attraverso l’integrazione dell’intelligenza artificiale è in grado di fornire dei feedback oggettivi e basati su parametri misurabili. Sono pareri imparziali, diciamo così. Si tratta letteralmente di un coach personale a portata di computer, che offre diversi spunti per migliorare le proprie capacità comunicative.
Mari: Già che parliamo di intelligenza artificiale, c’è un dato che racconta bene la direzione in cui stiamo andando a livello globale. Nella classifica di Kantar BrandZ 2026, Google ha superato Apple dopo quasi 10 anni, guadagnandosi il primo posto con un valore intorno a 1,48 trilioni e una crescita del +57% anno su anno. La spinta principale è arrivata proprio dall’AI, soprattutto con l’integrazione di Gemini nell’ecosistema. In pratica, l’AI ha fatto da moltiplicatore del valore per l’intero brand.
Ale: Partiamo dal presupposto che nessuna delle due penso sappi quantificare 1,48 trilioni…
Mari: Eh, sono tanti tanti caffè!
Ale: Però questo dato ci dice una cosa molto importante. Oggi il valore di un brand dipende non solo dal capitale investito e quant’altro, ma anche soprattutto dalla capacità di personalizzare, innovare ed essere veloci. Chi ha scommesso sull’intelligenza artificiale fin dall’inizio e non ha cavalcato l’onda come se fosse un semplice trend, ma l’ha sviluppata come se fosse una vera propria infrastruttura all’interno dell’azienda, adesso sta iniziando a raccogliere i frutti.
Mari: Sì, esattamente. Allora, per avviarci un po’ alla conclusione di questa puntata, passerei a un paio di notizie del mese di maggio che vengono invece dal mondo social e che uniscono tutto quello di cui abbiamo parlato finora, quindi contesto, autenticità e storytelling.
Ale: La prima novità è che Instagram ha deciso di copiare un altro social. Se prima ha copiato le storie da Snapchat e poi i Reel da TikTok, adesso ha copiato il funzionamento di BeReal con le istantanee.
Mari: Sì, è sempre un po’ la stessa storia che si ripete. Social che si copiano a vicenda.
Ale: Sì, è vero! Per chi non lo sapesse, sostanzialmente si tratta di contenuti one shot, quindi foto che tu puoi scattare una volta sola e pubblicare direttamente senza alcun tipo di editing prima. Sono dei contenuti “nudi e crudi”, che puntano tutto sull’autenticità come dicevamo. I tuoi follower possono vederle solo una volta entro 24 ore dalla pubblicazione, quindi c’è un po’ anche questa FOMO del vedere cosa hanno pubblicato i tuoi amici. Ovviamente se sei una persona che si fa 84 selfie prima di scegliere quello giusto da pubblicare, non è la funzione che fa per te. Però è comunque un segnale interessante, perché Instagram ci sta spingendo verso la creazione di contenuti che sempre più spontanei e meno costruiti, meno patinati.
Mari: In altri paesi c’è anche una versione di quest’app stand-alone, quindi vogliono proprio capire quanto questo formato e questo approccio a questo genere di contenuti possa vivere da solo. Stando in casa Meta, un’altra novità che è sempre in fase di test riguarda invece i caroselli, con la possibilità di inserire una caption diversa per ciascuna slide. Non più un testo unico per tutto il post, ma una microstoria che può essere costruita immagine per immagine. Questo può cambiare decisamente le modalità di creazione e di fruizione di questo formato su Instagram.
Ale: Nella pratica, per brand e creator questo significa poter dare agli utenti più contesto, fornire dei tutorial più chiari e puntare ancora di più sullo storytelling, che ormai è un imperativo nel nostro settore. Sono curiosa di vedere se questa funzionalità uscirà dalla fase di test ed eventualmente che strada prenderà.
Mari: Quello che incuriosisce me riguarda invece LinkedIn, perché vediamo qualcosa che si muove in senso opposto. Non abbiamo trovato niente di ufficiale, ma abbiamo visto diversi contenuti, quindi non siamo state le uniche ad accorgersi di questa cosa.
Ale: Non siamo pazze noi…
Mari: No, esatto! La preview dei caroselli nella home sembra essere stata ridotta. Una scelta che potrebbe essere strategica da un lato, perché LinkedIn stesso ha dichiarato di voler dare maggior spazio al formato video. Quello che però cambia concretamente è che prima la copertina del carosello occupava tutto lo schermo durante lo scrolling, quindi poteva essere scambiata per una singola immagine. Ora, invece, vedi immediatamente che si tratta di un carosello. Insomma, il formato è sicuramente più riconoscibile, ma è anche meno immersivo.
Ale: Sì, il fatto che sia meno immersivo può ripercuotersi anche a livello di performance del contenuto stesso. La logica di base dei social è un po’ sempre la stessa: più un contenuto occupa lo schermo, più sarà alto il tempo di interazione registrato dall’algoritmo. Ridurre le dimensioni del contenuto significa un potenziale calo di performance dei caroselli stessi che, fra l’altro, erano uno dei contenuti che funzionava meglio su LinkedIn.
Mari: Per questo sono molto molto curiosa di vedere cosa succederà con i caroselli. Quindi niente, occhio agli insight nelle prossime settimane! Per oggi direi che è tutto, però arrivo con la domandona finale: qual è la cosa al volo che ci portiamo a casa da maggio?
Ale: Allora, te la dico in due modi diversi. Una versione proprio al volo e una un po’ più lunga e articolata. Al volo ti dico che comunicare bene non è una questione di volume, ma di frequenza. E quindi adesso mi spiego meglio. Per emergere dal rumore di fondo uno può alzare la voce quanto vuole, che sia con un post, una campagna o un discorso che attirino l’attenzione. Il problema è che questo non basta. Se non siamo sintonizzati sulla stessa frequenza, sulla stessa lunghezza d’onda del nostro pubblico, allora stiamo parlando un po’ nel vuoto. Questo vale sia per le aziende del settore energetico che usano troppi tecnicismi, sia per chi sale su un palco senza sapere bene chi ha davanti, sia per tutti i brand che magari cavalcano i trend senza avere nulla di concreto da dire, nessun valore aggiunto. Quindi la sfida di oggi non è solo farsi sentire in mezzo al rumore, ma anche farsi ascoltare.
Mari: Gazie Ale e grazie a tutti i nostri ascoltatori. Ci risentiamo alla prossima puntata, ciao!
Ale: Ciao!

