Ne hanno parlato social, giornali e telegiornali: una storia che ha dell’incredibile, soprattutto se si colloca pochi giorni prima di Pasqua e del primo aprile, giorno in cui moltissimi brand (tra cui KitKat) si sono sempre divertiti a trollare gli utenti.
Le possibilità sono due: o si tratta di una trovata di marketing ben organizzata, oppure il furto è realmente avvenuto e il team marketing e PR di KitKat è riuscito a trasformare questa crisi in una campagna virale. In entrambi i casi, il modo in cui stanno affrontando la questione è geniale.
Il colpo perfetto (anche narrativamente)
La notizia aveva già tutti gli ingredienti per diventare virale, a prescindere dal fatto che sia uscita quasi in concomitanza con il primo aprile. Oltre al furto di un numero preciso e bizzarro di barrette, lo stesso slogan del brand “Have a break, have a KitKat” (“Fai una pausa, mangia un KitKat”) sembra scritto appositamente per l’occasione. La stessa Nestlé, gruppo di cui KitKat fa parte, ha infatti commentato l’accaduto con ironia, scherzando sul fatto che qualcuno abbia preso il loro claim un po’ troppo alla lettera.
In ogni caso, KitKat ha annunciato l’accaduto sul suo profilo Instagram, confermando quanto condiviso dai media circa il furto e le indagini in corso, rassicurando poi i consumatori su eventuali rischi relativi alla sicurezza, senza però fornire troppe informazioni.
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Visto lo scetticismo degli utenti, il brand si è sentito in dovere di chiarire che non si tratta di uno scherzo. In aggiunta alla nuova nota, è stata creata una landing page per rintracciare le barrette rubate.
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Entrambi i post hanno generato un totale di circa 650K visualizzazioni e 12K commenti solo su Instagram in meno di 48 ore.
Quando una notizia altrui diventa Instant Marketing
Davanti a un evento del genere, i brand più attenti non si sono lasciati scappare questa grande occasione per sedersi al tavolo della conversazione. Ogni intervento è diverso, ma rimane fedele al tone of voice di ciascun brand. Ed è esattamente questo il cuore dell’Instant Marketing: non improvvisare, ma essere talmente pronti da sembrare spontanei.
L’elenco di aziende è lungo, ma ecco alcune delle risposte più iconiche alla vicenda.
1. L’aiuto di Lipton
Lipton ha lanciato un appello in aiuto di KitKat, offrendo in cambio un discreto numero di bottiglie di tè.
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2. L’invito di KFC
KFC ne ha approfittato per invitare i follower a provare i loro gelati con i KitKat.
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3. La dolce pausa di Yamaha Motor
Yamaha rientra tra quelli che hanno preso alla lettera l’invito a prendersi una pausa con KitKat.
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4. La colpevolezza di Ryanair
Ryanair ha risposto facendosi cogliere con le mani nel sacco, per così dire.
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5. L’AI di Picsart
Picsart ha pubblicato un video chiaramente ironico e fatto con l’Intelligenza Artificiale per mostrare i ladri di KitKat.
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Due lezioni che valgono più di 12 tonnellate di KitKat
Da quello che sta succedendo attorno al furto di cioccolato più grande di sempre, possiamo cogliere due insegnamenti chiave:
- La velocità è fondamentale, ma il tono utilizzato lo è altrettanto. Non basta essere i primi a pubblicare: bisogna anche essere rilevanti e coerenti con la vicenda, ma anche con l’essenza stessa del proprio brand.
- L’ironia, a volte, protegge. In un momento di potenziale crisi reputazionale, KitKat ha saputo scegliere il giusto registro umoristico per disinnescare le eventuali conseguenze negative dell’evento, trasformandolo in un contenuto da condividere.
In questo stesso momento in cui sto scrivendo l’articolo, non sono state pubblicate ulteriori informazioni sul ritrovamento del carico né sulla veridicità (o meno) della vicenda. Non importa come finirà questa storia sul piano giudiziario: dal punto di vista del marketing, il carico è già stato recuperato in termini di visibilità, engagement e brand recall.