Di

Alessia Caruso

Pubblicato il

Dicembre 22, 2025

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Creatività, Natale

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    Le campagne di Natale 2025 hanno una cosa in comune: nessuno punta più solo su neve, panettoni o jingle musicali. Il nuovo campo da gioco è fatto di Intelligenza Artificiale, nostalgia, stress festivo e attivismo sociale.

    In questo nuovo appuntamento di Creatività al Cubo analizziamo tre campagne che arrivano dritte al cuore e tre che si fermano a metà strada.

    Natale, creatività e coraggio

    Il Natale è da sempre il Superbowl della creatività: budget importanti, massima esposizione e pressioni interne per “fare qualcosa che emozioni”. Dalla campagna iconica dell’Orso e della Lepre di John Lewis, alla nuovissima pubblicità di Poste Italiane, la voglia di emozionare il pubblico è sempre tanta. Eppure, il 2025 dimostra che non è più sufficiente scegliere un tono familiare e qualche cliché natalizio.​

    Oggi, la vera discriminante tra campagne top e flop si gioca principalmente su un punto: quanto coraggio c’è nel portare fino in fondo un punto di vista netto nel marketing, che sia sulle emozioni, sulla tecnologia o sulla realtà sociale.

    una cosa al volo 3

    3 migliori campagne di Natale: quando l’idea arriva fino in fondo

    1. Etsy – “I Get You”

    Etsy continua a presidiare un territorio molto chiaro: il regalo non come transazione, ma come prova di ascolto emotivo. La holiday campaign “I Get You” mostra persone che regalano oggetti costruiti su dettagli minuscoli di chi amano (una passione, un ricordo condiviso, un dettaglio), trasformando il marketplace in un abilitatore di intimità, andando oltre al semplice catalogo di prodotti.​​

    La campagna funziona perché:

    • Il payoff “I Get You” intercetta il bisogno universale di essere visti e riconosciuti.
    • Promessa della piattaforma (prodotti unici, fatti da persone reali) e storytelling coincidono perfettamente.

    2. Amazon – “Joy Ride”

    Tre amiche anziane guardano i bambini scendere sulla neve con lo slittini e decidono di tornare loro stesse su quella collina, grazie a un acquisto su Amazon: semplici cuscini da usare come seduta per lo slittino.​​ Il brand racconta la piattaforma come strumento per recuperare momenti di gioia condivisa, non per accumulare oggetti: il prodotto è visibile e centrale, ma non cannibalizza l’emozione del racconto.

    La campagna funziona perché:

    • Ribalta lo stereotipo degli anziani relegati sullo sfondo.​
    • Il brand entra in modo laterale ma essenziale.​
    • C’è una coerenza totale con il posizionamento di Amazon come facilitatore di momenti, non solo di consegne.

    3. Progetto Arca – “Quest’anno il Natale sei tu”

    Progetto Arca sceglie una via radicalmente opposta: niente atmosfera zuccherosa, solo realtà. Un Babbo Natale che perde il lavoro e finisce per strada diventa un simbolo per ricordare che la povertà può riguardare chiunque.​​ Lo storytelling si chiude con un bambino che, non trovando i regali, va a cercare Babbo Natale e gli porta i biscotti, specchio delle uscite serali dei volontari dell’associazione che distribuiscono pasti caldi ai senzatetto.

    La campagna funziona perché:

    • Il messaggio chiave è unico, diretto e memorabile. Se può succedere a Babbo Natale, può succedere a chiunque.​
    • La creatività e lo storytelling sono perfettamente in linea con il core business e la narrazione dell’ente.

    3 campagne di Natale meno riuscite: quando il coraggio si ferma a metà

    1. Coca Cola – “Holidays are coming”

    Coca Cola è il brand che più di tutti “possiede” il Natale: camion rossi, jingle riconoscibile, l’immaginario stesso delle festività.​​ Negli ultimi anni, però, le versioni AI-driven degli spot natalizi mostrano un evidente scollamento. La tecnologia viene dichiarata, ma non c’è un vero motivo narrativo per impiegarla. Il risultato è percepito da molti come freddo e senz’anima rispetto alla carica emotiva della versione originale degli anni ‘90 di “Holidays are coming”.

    Da un player che ha scritto la grammatica del Natale pubblicitario, la sperimentazione dell’Intelligenza Artificiale sembra poco radicale. Questa direzione creativa risulta un flop, nonostante l’enorme potenza del brand, perché:

    • L’AI è solo un filtro estetico, non un’aggiunta di significato.
    • Il revival anni ’90 resta solo in superficie.

    2. Motta – Il panettone salato

    Il panettone salato Motta firmato Bruno Barbieri è, sulla carta, uno dei lanci prodotto più interessanti di questo Natale: nuove ricette pensate per aperitivi e occasioni diverse dal classico dopo-cena, con ingredienti che attingono alla cucina italiana.​

    Recensioni e prove d’assaggio confermano che il prodotto è coraggioso e ben eseguito, ma il packaging replica quasi pedissequamente i codici visivi del panettone dolce tradizionale Motta. Stesso formato, combinazioni cromatiche istituzionali, ingredienti poco protagonisti sulla confezione.​

    Dal punto di vista di branding e creatività, è un’occasione mancata perché:

    • Si crea un nuovo bisogno, ma lo si veste con il linguaggio del panettone classico, indebolendo il segnale di cambiamento a scaffale.​
    • Il codice visivo non segna abbastanza una nuova categoria di prodotto.

    3. McDonald’s Olanda – “It’s the Most Terrible Time of The Year”

    La campagna di McDonald’s Olanda utilizza l’AI per rappresentare il caos dello shopping natalizio: immagini distorte, transizioni frenetiche, sound design volutamente eccessivo, fino a dare allo spettatore la stessa sensazione di overload che si prova tra folle, luci e acquisti last minute.​

    L’idea sulla carta è interessante: esasperare il disagio per valorizzare, nel finale, il ristorante McDonald’s come luogo di calma e rifugio. Il problema è che la chiusura è debole e affrettata, insufficiente a “ricontestualizzare” il caos.

    Dove si inceppa il meccanismo creativo:

    • Gli utenti sono già bombardati da contenuti AI di bassa qualità e fanno fatica ad arrivare alla fine dello spot.
    • Manca un “momento lampadina” in cui il senso del caos si ribalta chiaramente sulla promessa del brand come rifugio.

    AI, nostalgia, attivismo: cosa imparare per il 2026

    Da queste campagne, più o meno efficaci, emergono alcuni insegnamenti chiave:

    1. Un solo concetto forte, portato fino in fondo, vale più di mille messaggi ambigui.
    2. L’AI funziona meglio quando aggiunge significato alla narrazione.
    3. La nostalgia è più che una semplice citazione, è un ponte emotivo tra passato e presente che va sviluppato fino in fondo.

    Nel 2026 la vera domanda non sarà più “AI o non AI?”, ma quale verità o emozione il brand è disposto a difendere, anche a costo di dividere. Se la risposta è timida, la campagna lo farà vedere. Se è radicale, il Natale resta, ancora, il palcoscenico migliore per dimostrarlo.