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Dicembre in breve: La creatività a Natale
In questa puntata di Una Cosa Al Volo facciamo il punto su dicembre, assieme al nostro Senior Art Director Giovanni Taglialatela. Dal nuovo colore Pantone 2026 al Rainbow Secret Santa di TEAM LEWIS, dall’impiego dell’Intelligenza Artificiale alla scelta di andare controcorrente e parlare dello stress natalizio, passando per lo storytelling più emotional.

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Mari: Rieccoci per una nuova puntata del nostro podcast. Questa è una puntata un po’ speciale dedicata al Natale. E infatti scusateci voi che ci ascoltate se sentite dei rumori di sottofondo, ma siamo in ufficio e anche noi stiamo festeggiando con la nostra festa di Natale e il nostro Secret Santa, che quest’anno è stato leggermente diverso.
Ale: Sì, ne avevamo già parlato nella scorsa puntata perché qualcuno aveva osato comprare il regalo a maggio e ci siamo dovuti adeguare di conseguenza, non potendo cambiare troppo le regole. Ci siamo lasciati ispirare dal colore del suo regalo, per cui abbiamo deciso di fare un Rainbow Secret Santa. Abbiamo creato i nostri colori Pantone con dei nomi un po’ più assurdi ma molto fantasiosi, tipo “bianco latte senza lattosio” oppure “grigio lunedì”, che devo dire sono molto a tema. E tra l’altro appunto il colore Pantone di quest’anno è proprio bianco Cloud Dancer.

Mari: Sì, ecco, diciamo che forse noi siamo stati un po’ più fantasiosi con i nostri colori. In realtà questa è una puntata speciale anche perché abbiamo qui con noi Giovanni Taglialatela, il nostro Art Director di TEAM LEWIS. Lascerei commentare a lui questo colore.
Gio: Ciao ragazze! Finalmente eccomi nei vostri microfoni. Era dalla prima stagione che aspettavo questo momento. Sono molto contento di far parte di questo episodio speciale. Poi il Natale, diciamolo, piace a tutti, è una cosa che ci fa tutti felici. Le campagne di Natale sono quasi sempre belle ed è quello che commenteremo proprio oggi, partendo da quello che avete anticipato voi. Questo famosissimo Cloud Dancer ha aperto le acque del dibattito creativo. Colore o non colore? Questa è la domanda.
Mari: Sì, anche perché il bianco è definito un non colore.
Gio: Esatto. Sono ormai vent’anni che c’è questa operazione di blending delle aziende. Negli anni ’80 il colore era espressione di ideologia, carattere e unicità. Oggi si tende sempre ad andare verso i colori neutri, perché sono sempre sono simbolo e sinonimo di lusso, di tecnologia. In questo caso però, da un’azienda come Pantone, ti aspetteresti una presa di posizione, un non colore è un non coraggio.
Mari: Ci aspettavamo un po di brio in più.
Ale: Esatto. Poi, fra l’altro, rispetto a quello che stavi dicendo degli anni ’80, è andato virale un video in cui dicevano proprio che ci stanno rubando i colori.
Mari: Sì, l’ho visto anche io.
Gio: È la verità. È quello che sta a quello che sta succedendo su più fronti. Noi nel nostro piccolo, con il nostro Secret Santa, un po’ ci opponiamo a questo. Ma vi faccio una domanda: quale sarebbe stato il vostro colore dell’anno 2026? Provate un po’ a pensarci.
Ale: Vabè, io te lo dico già subito senza pensarci. Sono di parte, ma il mio colore è il fucsia.
Gio: L’avrei quasi indovinato.
Mari: Molto corporate, visto che il magenta è nella nostra palette.
Ale: Ma io ho scelto TEAM LEWIS solo per questo.
Mari: Ecco! No, io devo dire che ho amato il giallo polenta del nostro Rainbow Secret Santa.
Gio: Giallo, polenta sempre gradito. Ecco, per aggiungere qualche informazione. Diciamo che tanti confondono il colore dell’anno Pantone con “Ah, allora mi devo vestire di bianco?”. No. Diciamo che il colore selezionato da Pantone rispecchia in un senso più ampio quello che sta succedendo nel mondo. E in questo caso diciamo che il Cloud Dancer va in una direzione di libertà dalle preoccupazioni. Ne abbiamo avute in quantità durante questo 2025 e sicuramente il bianco caldo è qualcosa di avvolgente che toglie quella preoccupazione invece di colori più accesi e più forti. In qualche modo rispecchia un po’ la direzione in cui non stiamo andando, ma vorremmo andare nel 2026. Quindi su questo Pantone diciamo che mi trova d’accordo nel non colore, anche se dai su… Uno sforzo creativo!
Mari: Va bene, allora iniziamo subito con la nostra puntata ed entriamo nel vivo di questa puntata dedicata al Natale.
Ale: Come anticipavi tu Gio, il Natale è un periodo che piace forse a tanti, ma non a tutti. Abbiamo anche diversi Grinch in ufficio. Però nel mondo del marketing e della creatività il Natale è uno dei periodi in cui vengono veicolate più emozioni. Si parla tanto di emozioni perché molti collegano il Natale a un periodo felice, ma come vedremo non tutti i brand decidono di percorrere questa strada. Ci sono diverse campagne anche di quest’anno che ci hanno fatto emozionare. Fra l’altro, ne parlavamo giusto stamattina, ho fatto piangere Mari.
Mari: Sì, con qualche campagna che ci hai fatto vedere mi hai fatto piangere. Aggiungo Ale che il Natale è una cosa che magari leghiamo all’infanzia, no? Spesso sono protagonisti i bambini, ma anche gli anziani, quindi con la loro memoria, con i loro ricordi. Per gli adulti forse c’è un po’ più il tema della ricerca del regalo perfetto, che è uno dei grandi temi di tante campagne, come per esempio quelle della serie Etsy “I Get You”. Ci sono diverse persone nelle loro campagne che cercano di indovinare il regalo giusto, ovviamente partendo dalla relazione che hanno con la persona, dalla conoscenza profonda, dalle memorie che li legano. Ti dirò che una delle campagne che mi ha fatto piangere, però, è stata quella del Charlie’s Bar del 2023.
Gio: Molto bella. È una campagna che è stata fatta un paio d’anni fa. Gioca molto sul reale, anche il formato verticale girato con l’iPhone. Diciamo che il Natale apre le porte a tante tipologie di racconto. C’è quella chiaramente più classica che rispecchia sempre un po’ quello che è la nostra percezione del Natale, quindi la ricerca del regalo perfetto, l’aiutare chi è rimasto indietro, quindi chi non riesce a vivere il Natale al meglio delle sue potenzialità. E questo diciamo che da un lato ci fa sentire buoni. Boosta il nostro ego, quindi le campagne giocano un po’ su questo. Storica è ad esempio la campagna dell’orso e della lepre di John Lewis: l’orso che va in letargo, l’amica lepre gli regala una sveglia per riuscire a farlo svegliare in tempo per vivere la giornata del Natale e scartare anche lui il regalo insieme agli altri. Molto bella anche questa, ma diciamo che la narrazione del Natale classico parte da Bauli insomma, dalle campagne storiche che ci ricordiamo un po’ tutti. Quella di Bauli, per intenderci “A Natale Puoi” con i bambini che cantano, è stata molto importante perché c’era un cambio di un cambio di claim, un cambio di call to action. Non si parla tanto di essere, ma si parla di fare. A Natale puoi regalare un sorriso, a Natale puoi abbracciare un amico, a Natale puoi fare delle cose. Quindi è una sorta di invito all’azione durante il periodo natalizio.
Ale: Sì, poi diciamo che quando ci sono di mezzo i bambini soprattutto è difficile non sciogliersi. Oppure anche quando ci sono gli anziani o gli animali, come nei casi che abbiamo citato adesso. Mi viene in mente un’altra pubblicità che si vede ultimamente in tv, che è Joy Ride di Amazon, dove ci sono queste tre amiche anziane che sognano di poter tornare sullo slittino come una volta e quindi una di loro su Amazon decide di comprare un cuscino da mettere sotto lo slittino. Anche qui si punta tanto sul regalo semplice, non è niente di così strutturato, però c’è dietro tanta emozione, c’è il ricordo di quando erano bambine, del divertimento.
Gio: Furboni!
Ale: Diciamo che il tema è un po sempre quello: cercare di emozionare, ma anche di trovare quel valore aggiunto al proprio prodotto servizio in un modo più laterale. Te la sto vendendo in maniera più velata.
Gio: Si parla di nicchie e di cluster di utenti, che però abbracciano un po’ un pubblico più generico. Questo appunto per quello che vi dicevo: di non lasciare indietro nessuno. È un fattore che vediamo in quasi tutte le campagne.
Mari: Dicevi bene: quasi tutte, perché in realtà parlavamo di bambini, anziani e animali… Però per chi è nella fascia d’età degli adulti il Natale è anche fonte di stress. Questa ricerca del regalo perfetto, ovviamente, stressa un po’ tutti, quindi ci sono in realtà anche tanti che al contrario hanno giocato proprio su questo, cioè sul Natale non come momento magico, ma si rivolgono appunto a quelle nicchie di Grinch.
Gio: Esatto. C’è un po’ questa tendenza, se ci pensate, anche fuori del Natale, cioè dell’andare contro o comunque dello scardinare quei posti o luoghi che sono sempre perennemente felici. Pensate ad esempio a quanto è stato bombardato LinkedIn ultimamente dalla perfezione finta dei post.
Ale: Oggi ho fatto un parcheggio a S e ho raggiunto il mio obiettivo della giornata.
Gio: Congratulazioni Amanda! Esatto, c’è un po’ questo anti-storytelling. Che non è un andare contro la felicità, ma la felicità deve essere vera e reale, frutto del lavoro di storytelling “fasullo” che c’è stato sui social o comunque molto fake che si sta instaurando tra Intelligenza Artificiale e influencer, dove non tutto quello che vediamo è concreto e ha dello spessore contenutistico. Gli utenti vengono definiti ricercatori di verità, quelli che nello spot, nella pubblicità, nel contenuto ricercano sempre la realtà. La realtà che, come dicevi giustamente Mari, durante il Natale è fatta anche di stress.
Ale: Sì, mi viene in mente ad esempio una recentissima campagna di McDonald Olanda in cui viene impiegata proprio l’Intelligenza Artificiale per esasperare lo stress natalizio. Quindi si vede che è uno spot fatto con l’intelligenza artificiale e probabilmente, mi confermerai anche tu Gio, è voluta come cosa. Ma è stata oggetto di diverse critiche.
Mari: Sì, l’hanno ritirata.
Gio: È stata criticata tantissimo per uno smodato uso dell’Intelligenza Artificiale, ma perché si fa fatica ad arrivare alla fine. C’è un caos voluto di mix con suoni, vento, canzone natalizia che ha creato un po’ una difficoltà nell’approcciarsi a questo tipo di campagna da parte degli utenti. Siamo in una fase in cui chiaramente le aziende stanno sperimentando con l’Intelligenza Artificiale. Anche questo è palesemente un esperimento di campagna che è stata realizzata per capire fin dove le aziende e i creativi possono arrivare utilizzando l’Intelligenza Artificiale. Dal mio personalissimo punto di vista, non trovo questa campagna così né offensiva né inguardabile. Secondo me è mancato un po’ il passaggio finale, nel senso che negli ultimi secondi del video si vedevano delle persone godersi l’ambiente interno del McDonald’s come un ambiente di tranquillità, quindi in contrapposizione con tutto il caos che c’era fuori. Ecco, quei secondi lì sono stati fatti in una maniera un po’ frettolosa, messi all’ultimo in una maniera non tanto efficace. Quindi dal punto di vista dell’utente anche io non ho ben capito, l’ho dovuto riguardare qualche volte per capire il messaggio diciamo chiave della campagna.
Mari: Posso dire che a me in realtà questa campagna è piaciuta. La trovo comunque efficace, con tutto che è stata ritirata, proprio per quello che dicevi tu prima: la realtà delle emozioni che c’è dietro. Quello stress natalizio effettivamente tu lo provavi guardando questo questo video, ti dava quella sensazione di caos che ti dà la folla per strada durante i giorni di shopping natalizio.
Ale: Overstimulated al 100%.
Mari: Sì, esatto. Secondo me funzionava proprio per quello. Un uso dell’Intelligenza Artificiale che però è riuscito a suscitare delle emozioni talmente tanto reali che l’hanno ritirata poi.
Gio: Quindi forse ha funzionato troppo.
Mari: Sì, forse ha funzionato troppo, esatto!
Ale: Diciamo che forse il problema in questo caso è che siamo costantemente bombardati sui social da contenuti proprio di bassa qualità, fatti con l’Intelligenza Artificiale. Quindi anche l’utente medio che si ritrova a doversi vedere uno spot fatto con l’Intelligenza Artificiale, magari inizia a storcere un po’ il naso perché dice “Ne ho abbastanza di questo tipo di contenuti”. Infatti, si parla anche di AI slop che significa letteralmente “la sbobba fatta con l’AI”. Quindi sì, magari per i meme brain rot può funzionare, però per una campagna più strutturata c’è bisogno di un effort in più anche a livello di scene, perché ho letto che è stata criticato molto anche il fatto che era tanto artificiosa. Si vedevano persone che erano un po’ all’interno e un po’ all’esterno degli ambienti.
Gio: Qui sicuramente avremo un divario nei prossimi anni, cioè ci saranno aziende che andranno sempre di più in una direzione di Intelligenza Artificiale proprio estetica, non tanto di realizzazione. Credo che tutte le aziende o comunque tutte le agenzie creative come la nostra dovranno modificare il modo in cui lavorano, integrando l’Intelligenza Artificiale. Da lì non si scappa. Le aziende però possono decidere se dichiarare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, come in questo caso ha fatto McDonald’s, o possono tentare di nasconderla e cercare di sembrare sempre più reali. Ci saranno sicuramente queste macro tendenze di AI Slop. Sicuramente ci saranno dei contenuti a basso impatto qualitativo ma realizzati con l’Intelligenza Artificiale, che creerà un loop di significato, un loop di contenuto. Noi non siamo abituati a guardare i brain rot, li guardiamo e non capiamo, però allo stesso tempo ci tengono legati no allo schermo.
Ale: Parla per te.
Gio: Mi stai dando del boomer?
Ale: Un pochino. No però per restare un nel tema dello stress natalizio, in realtà ci sono anche altre campagne che hanno affrontato lo stesso topic senza però l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e sono state parecchio apprezzate. Mi viene in mente ad esempio quella di IKEA del 2023, in cui si vede proprio il caos natalizio a casa: i bambini ti fanno un casino immane con i nuovi giocattoli rumorosi… Non regalate giocattoli rumorosi ai vostri nipotini.
Mari: No, vi prego.
Ale: Però appunto l’idea è proprio “chiuditi in una stanza IKEA o usa uno dei prodotti IKEA per sfuggire dallo stress festivo”. In questo caso ha funzionato perché forse era più relatable, cioè le persone riuscivano a immedesimarsi di più perché sono scene di vita reale.
Mari: Un’altra campagna che va in questo senso del reale, ma riprende anche il tema dell’Intelligenza Artificiale, è quella di Samsung. Brevemente, una bambina che si è appena trasferita trascorre il suo Natale da sola con il suo amichetto immaginario. Il nonno usa l’Intelligenza Artificiale per disegnare questo amichetto immaginario, realizzarlo e farglielo trovare sotto l’albero. Come dicevi tu Gio, con l’Intelligenza Artificiale ormai ci facciamo i conti, anche non utilizzandola.
Gio: È imprescindibile, è un’evoluzione. È esattamente come quando è arrivato Internet, ci stiamo assestando in una modalità diversa del fare. Non credo nel dibattito dell’AI che ci ruberà il lavoro, semplicemente lo cambierà, lo cambierà molto in fretta, e continueremo ad avere il brutto vizio di fare delle campagne brutte a Natale, anche con l’AI. Un po’ come fa Coca Cola.
Mari: Sapevo che ci saremmo arrivati. Abbiamo citato un paio di di top..
Ale: Adesso qualche flop.
Gio: Credo sia doveroso citare Coca Cola in questo, ma secondo me è una scelta aziendale, perché non possono esserci delle campagne così brutte. Credo che sia una scelta quella di dichiarare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Nelle campagne di Coca Cola negli ultimi anni vediamo degli animali che sono fatti chiaramente con l’Intelligenza Artificiale che vanno e seguono diciamo il richiamo della Coca Cola in questi posti artici per andare a festeggiare il Natale tutti insieme. Ecco, io credo che un player come Coca Cola possa fare molto meglio. Ha dato prova di fare molto meglio. Ma ancor prima a livello concettuale più che tecnico: mi manca po’ di storia.
Ale: Perché gli animali dovrebbero rincorrere i camion Coca Cola nella Lapponia?
Gio: E questo possiamo chiederlo al signor Coca Cola?
Mari: Tra l’altro mi viene da aggiungere che in realtà Coca Cola con l’Intelligenza Artificiale era anche partita bene, in un certo senso, perché un paio di anni fa avevano fatto una campagna natalizia in cui invitavano gli utenti a usare l’Intelligenza Artificiale per creare le etichette. Molto più interessante come tipo di utilizzo dell’AI, molto più coinvolgente anche per gli utenti. Poi si sono persi per strada evidentemente.
Ale: Assolutamente! Anche perché, mi riaggancio a quello che stava dicendo Gio, già l’anno scorso gli spot Coca Cola con l’Intelligenza Artificiale sono stati blastati malamente. A nessuno sono piaciuti e quest’anno hanno deciso di riproporne uno che, fra l’altro, è il remake di una campagna iconica degli anni ’90. Va bene non reinventare la ruota, però se l’anno scorso non aveva funzionato benissimo, magari quest’anno si poteva osare un po’ di più.
Gio: Ecco, secondo me potevano calcare un po’ di più la mano su questo revival degli anni ’90 o comunque sul sulla loro estetica originale. Potevano calcare un po’ di più la mano, anche perché vediamo che in realtà è un grande trend quello di tornare indietro negli anni.
Ale: Assolutamente, il nostalgia marketing è spopolato soprattutto negli ultimi anni ed è alla base di tutto il marketing che c’è dietro a Stranger Things. Infatti, quest’anno hanno deciso di sfruttare le vacanze natalizie per farci fare binge watching smisurato. È divisa in tre volumi, di cui il secondo esce proprio il 26 dicembre in Italia, quindi per il lancio di questa nuova stagione hanno deciso di brandizzare le luminarie che abbiamo qui in via Dante a Milano, proprio sotto il nostro ufficio.
Gio: Hanno fatto collaborazioni con chiunque: con i supermercati, con i Comuni, nelle strade… Ne hanno fatte tantissime. Hanno fatto con Burger King il panino sottosopra. Insomma, diciamo che da un lato il concetto di sottosopra si presta perfettamente a vari tipi di asset di collaborazioni e quindi è un concetto molto facile da declinare e molto riconoscibile. Questa è la carta vincente della comunicazione di Stranger Things. È stato poi abbinato ad un codice visivo molto ben definito che quasi tutti noi riconosciamo perché subito associamo alla nostra, ahimè, infanzia.
Mari: Ho sempre pensato che Stranger Things sia la serie pensata per la mia generazione, per i Millennial.
Ale: Viene nostalgia degli anni ’80 anche a me che non ero ancora nata!
Mari: Da questo punto di vista è fatta veramente bene, tant’è che possiamo dirlo è un brand a sé ormai.
Gio: È diventato un brand a sé e hanno questa caratteristica del “famolo strano” che li caratterizza, li identifica. Anche nel panorama delle serie tv, che ormai è vastissimo. Eppure quel profilo neon, quel font rosso sono immediatamente riconoscibili, cosa che invece non è accaduta per chi l’ha fatto sotto sopra, ma l’ha fatto in una maniera un po’ fallimentare. Possiamo dire che potevano fare di più?
Mari: Stai parlando di un altro lancio di prodotto, giusto?
Gio: Sto parlando di un altro lancio di prodotto di cui io in realtà ero felicissimo, perché non amo molto il dolce. Motta quest’anno è arrivata, finalmente, sul mercato con il panettone salato.
Mari: Sì, a firma di Bruno Barbieri, con diversi gusti e diverse tipologie di panettone, ma è stato un po’ criticato.
Gio: Per chi ci ascolta, parliamo del lancio di un nuovo prodotto che però crea proprio un settore, un segmento nuovo. Non c’e stato fino ad ora, se non qualche esempio qua e là, un vero e proprio segmento di mercato dedicato al panettone salato, cosa che invece in Campania da me sono anni che esiste. Ma si parte proprio da lì. Cosa è stato fatto? È stato messo sul mercato questo nuovo prodotto con un packaging in realtà dalla forma esattamente uguale a quella del panettone dolce classico e con un abbinamento di colori, in questo caso rosso e blu, che sì rispecchiano al brand, ma non vanno incontro a quella che è la necessità di unicità di un prodotto nuovo. Non ha la rilevanza a scaffale. Puoi evitare il pastello, perché quello magari ti dà più una nota dolce, però in questo caso serviva proprio un codice visivo nuovo. Anche gli ingredienti non sono così esaltati sul pack. Posso vedere l’immagine, posso leggere gli ingredienti, ma questo non dà la forza ad un prodotto così nuovo di essere lanciato sul mercato. Io lo comprerò comunque.
Ale: Ci farai una recensione.
Gio: Vi farò una recensione onesta sul panettone salato.
Ale: Siamo curiose. Tra l’altro, per per il lancio che hanno fatto anche un’attivazione con Edicola Motta proprio qui a Milano, per lanciare i primi panettoni salati. Quini anche loro un po’ come essere luminarie, un po’ come fanno tanti brand. Ormai c’è proprio un percorso codificato di Alberi di Natale a firma di diversi brand a Milano che ormai sono appuntamento fisso. Quest’anno però non ho visto particolari polemiche su nessuno. Altri anni sì.
Gio: Ci sono le Olimpiadi.
Ale: Devono rimanere safe, è vero. Ricollegandoci un attimo al tema dei panettoni, noi quest’anno abbiamo deciso di festeggiare il nostro Secret Santa e di fare un piccolo rinfresco con appunto il panettone di Progetto Arca, che è stata anche la charity a cui ci siamo rivolti per fare i regali ai nostri clienti con dei petali di torrone. Però quest’anno Progetto Arca non non è stato solo il nostro fornitore di dolci, ma ha anche lanciato una campagna molto toccante che coinvolge l’artista Andrea Villa. E si tratta sostanzialmente di un’installazione dove si vede un Babbo Natale che diventa un senzatetto.
Mari: Sì, esatto. Loro partono dal racconto di questo Babbo Natale che perde il lavoro per far capire uno dei punti cardine della loro attività, cioè che la povertà e il ritrovarsi senza una rete di supporto può succedere davvero a chiunque, anche a Babbo Natale. Quindi ecco il loro racconto è “quest’anno il Natale sei tu” e il video si chiude con il momento positivo del bambino che non trova i regali di Babbo Natale, capisce che qualcosa è andato storto, va a cercare Babbo Natale per le strade e gli porta i biscotti, che è un po’ l’attività che fa Progetto Arca ormai da oltre trent’anni con pasti caldi per chi vive per strada.
Gio: Progetto Arca è un bellissimo esempio di come anche delle realtà più piccole riescono a fare talvolta delle campagne che sono potentissime. Mi viene in mente quella in cui mettevano le coperte sulle statue delle città. C’è una potenza, una poesia dietro a questa campagna fatta da una realtà molto piccola.
Mari: Tra l’altro ecco ad aver sfruttato Coca Cola è un’altra grande ONG che è Save the Children. Quest’anno ha creato uno spot partendo da quello celebre degli anni ’90 di Coca Cola (Holiday Camping) con i camion rossi, dove però alla fine dello video si vede che i camion non portano Coca Cola ma aiuti umanitari, anche quello potentissimo.
Gio: Ecco, io adesso vorrei farvi però una domanda. Abbiamo parlato di diversi storytelling: quello classico più legato alla realtà e alle emozioni, quello da Grinch e un pochino più minimal… Voi da che parte state?
Ale: Bella domanda Gio! Diciamo che io sono una cattivona con il cuore d’oro, quindi a me piace piangere.
Mari: Io invece sono sempre stata un grandissimo Grinch. Odio il Natale, tutto quello che lo riguarda. Ma, come dico nell’intro, sono una mamma Millennial, quindi da paio d’anni è cambiato tutto. In realtà ti dirò, fare i regali per i bambini piuttosto che per gli adulti mi piace molto di più.
Ale: È anche più facile.
Mari: Basta dargli la carta dei regali quando sono così piccoli.
Ale: Tu invece Gio? Di che partito sei?
Gio: Ma chiaramente il “famolo strano”. Sono per la parte più sperimentale e devo dire che fra tutte queste, anche quella di McDonald che ha creato tanto dibattito, è sempre nel bene e nel male, purché se ne parli. Da un lato sono molto legato a quello che è invece tutto lo sparkling, il glitter che viene messo sul Natale e l’estetica kitsch che è sempre un po’ una goduria per la vista. Questo perché è sintomo di espressione. Ecco, in un anno in cui Pantone ti dice “È tutto bianco”, lasciateci almeno il Natale colorato.
Ale: Va bene, forse su queste note possiamo chiudere la puntata speciale del nostro podcast. Però, prima…
Mari: Stavolta ci facciamo dire da Gio qual è la cosa al volo che ci portiamo da questo mese, da questo periodo natalizio e da tutte le campagne?
Gio: Secondo me, l’insegnamento è fino in fondo. Emozioni reali fino in fondo, Intelligenza Artificiale fino in fondo. Mai fermarsi a metà, soprattutto nelle campagne, mai tentare di andare in una direzione e poi comunicarne un’altra. Un solo concetto. Diventa più potente, diventa più facilmente fruibile, il messaggio diventa più chiaro, qualsiasi sia la direzione.
Mari: Quindi, insomma, chiudiamo il 2025 e a breve apriamo il 2026 con coraggio.
Gio: Va bene. Detto questo, grazie ragazze ancora per avermi avuto ospite oggi. Spero di ritrovarvi presto, anche se in realtà ci rivedremo domani in ufficio ovviamente.
Mari: Grazie a te, Gio!
Gio: Salutiamo tutti gli ascoltatori augurando…
Ale, Gio, Mari: Buone feste!