Di

TEAM LEWIS

Pubblicato il

Novembre 7, 2025

Tag

AI, podcast, Social Commerce, TikTok, Una Cosa Al Volo

Nel secondo episodio della nuova stagione di Una Cosa Al Volo, tiriamo le fila di ottobre, tra news, trend e dati delle ultime settimane.


Ascolta il 2 episodio della 3 stagione

Se vuoi lasciarci un commento scrivici a [email protected]
Per ascoltare tutti gli episodi, visita la pagina Una Cosa Al Volo.

Ottobre in breve: Restare umani nel caos AI

In questa puntata di Una Cosa Al Volo facciamo il punto su ottobre esplorando novità, trend e qualche Marketing Horror Story, con uno sguardo speciale a TikTok, il social che detta le regole del linguaggio e del ritmo. Dal coraggio creativo dei brand che cavalcano i meme Brain Rot, alle strategie di personalizzazione dei contenuti basate sui report più attuali, passando per i numeri del social commerce e l’impatto crescente dell’Intelligenza Artificiale nel marketing odierno. Un mix tra dati, creatività e tecnologia, per capire come restare sempre un passo avanti nel mondo della comunicazione digitale.

Una cosa al volo 3

•·················•·················•

Mari: In questa nuova puntata tiriamo un po’ le fila di quanto successo a ottobre, fra novità, trend e, visto che è appena passato anche Halloween, con qualche marketing horror story.

Ale: Yes, abbiamo un sacco di temi da affrontare, quindi partiamo subito con i trend.

Mari: Se parliamo di trend, ovviamente parliamo di TikTok, che detta legge su ritmo e linguaggio. Su TikTok nascono continuamente format rapidissimi, come meme e trend ironici, spesso sono nonsense. Pensiamo a Skibidiboppi o a tutto il filone dei meme Brain Rot. Alcuni brand sono riusciti a inserirsi nella conversazione e a offrire una loro versione di questo tipo di contenuti.

Ale: Sì, hanno fatto anche le figurine e recentemente un noto brand di ciambelle ha sfornato la sua versione dedicata Brain Rot… Questo ci dimostra che alcuni contenuti virali sono in grado di andare oltre le semplici piattaforme e diventano qualcosa di decisamente più grande e duraturo.

Mari: Esatto. I brand da un lato devono avere il coraggio di buttarsi e cavalcare questi trend, ma la cosa più difficile è restare coerenti nel farlo e soprattutto capire anche quando fermarsi, per evitare di risultare cringe e perdere la propria identità.

Ale: Mari, non so come dirtelo… Ma non si dice più cringe! È cringe dire cringe.

Mari: Ah, okay. Scusate Gen Z! Tornando a noi, chi vuole giocare un po’ più safe può puntare sulla personalizzazione dei contenuti e magari sui trend di ricerca. Su questo, escono regolarmente dei report che sono veramente utili. Un esempio su tutti è il Pinterest Fall Trend Report.

Ale: Assolutamente. I report sono una miniera d’oro per chi fa marketing, perché ci permettono di anticipare un po’ le richieste degli utenti. Lo studio di Pintererst in particolare analizza alcuni aspetti interessanti anche per il back to school, dal ritorno della moda preppy alle vibes grunge e autunnali che stanno invadendo i nostri feed. Però non si tratta solo di contenuti, anche il formato in cui questi contenuti vengono veicolati può fare la differenza. Non credi, Mari?

Mari: Sì, lo abbiamo visto proprio qualche settimana fa con il formato ultra-wide di Instagram. Moltissime aziende, soprattutto B2C, hanno sperimentato immediatamente e attirato l’attenzione degli utenti. Ci sono stati un paio di giorni in cui era tutto ultra-wide su Instagram, ma la bolla su questo formato mi sembra già esplosa. Tu hai più visto ultra-wide nel tuo feed?

Ale: Effettivamente, mi sembra già caduto nel dimenticatoio. Ma in ogni caso, possiamo imparare una lezione anche da questo, ovvero di cogliere subito l’attimo e di non perderci nessuna opportunità che ci viene offerta dalle piattaforme, così da dimostrare alla nostra community di essere sempre sul pezzo.

Mari: Restando sempre in ambito social, ci sono alcuni dati interessanti emersi nell’ultimo periodo. Per esempio, secondo YouGov, il 41% dei consumatori è spinto a effettuare un acquisto dopo aver visto un’inserzione sui social media. Di questo 41%, il 50% fa parte della Gen Z.

Ale: Essendo parte della Gen Z mi sento di confermare. Vuol dire che praticamente un Gen Z su due compra grazie al social advertising. Non mi sorprende perché siamo una generazione iperconnessa, scherziamo sempre sul fatto che siamo chronically online, ma ci dimostra quanto sia importante avere una strategia ad hoc per evitare di sprecare questa grandissima occasione di entrare in contatto con un pubblico molto più vasto.

Mari: Esatto. Il confine tra intrattenimento e shopping sta diventando sempre più labile con i social media e, infatti, il social commerce sta letteralmente esplodendo sulle principali piattaforme. Penso per esempio all’introduzione di TikTok Shop in Italia.

Ale: Diciamo che un po’ non ne posso più. Non so te, ma ho la For You Page piena di gente che invita a cliccare sul fantomatico carrellino arancione… Se penso poi all’Asia, dove questo fenomeno è ancora più diffuso, mi viene un po’ l’ansia.

Mari: Qui però torniamo a quello che dicevamo prima. La Gen Z premia chi sa parlare la sua lingua, quindi non basta più piazzare il prodotto davanti agli occhi delle persone e sperare che lo comprino. Come dicevamo all’inizio, servono autenticità, storytelling e un pizzico di coraggio creativo.

Ale: Sì, ed è un po’ il concetto alla base di uno degli ultimi articoli pubblicati sul nostro blog. “Marketing Horror Stories” è la nostra serie di contenuti, indovina un po’?

Mari: A tema Halloween.

Ale: Bravissima! Anche se in Italia forse è meno sentita come festività rispetto ad altri paesi, alla fine ci siamo lasciati contagiare dall’entusiasmo dei colleghi di tutto il mondo. Abbiamo trattato alcuni punti importanti per tutti i comunicatori di oggi. Primo fra questi, la maledizione dei contenuti infiniti. Insomma, chi non si è mai trovato nella situazione in cui continua a pubblicare contenuti su contenuti, senza però vedere risultati tangibili?

Mari: Sì, questo problema sorge spesso quando si dà più importanza alla quantità che alla qualità dei contenuti. In realtà il “trucco” è sempre cercare capire anzitutto cosa vogliono le persone, tagliare il superfluo e offrire contenuti di valore a chi ti segue. La chiave resta il valore. Il contrario di quello che succede spesso, soprattutto su LinkedIn, dove ormai moltissimi si sono lasciati prendere la mano dall’Intelligenza Artificiale e dalla facilità di generare nuovi contenuti. Ma questi contenuti sembrano tutti un po’ uguali, vuoti e impersonali, no?

Ale: Purtroppo mi trovi totalmente d’accordo. Mi viene anche in mente che recentemente è stato lanciato Sora 2, che per chi non lo sapesse è il tool di generazione video di OpenAI. Ha superato il milione di download in meno tempo di ChatGPT, che già di per sé ha segnato un record. Il che è sorprendente perché l’accesso a Sora inizialmente era possibile solo su invito, solo in US e Canada, e solo su iOS.

Mari: Con tutti i limiti del caso, è stato un boom. Questo ci dimostra che l’AI è sempre più parte della nostra vita quotidiana e questa ne è l’ennesima dimostrazione. Gli early adopters delle nuove tecnologie sono sempre di più e penso che sia un trend destinato decisamente a crescere. Certo, le implicazioni non passano certo inosservate.

Ale: Assolutamente. Giusto per citare alcune notizie recenti… L’introduzione dell’AI Search sta portando sempre meno traffico umano a Wikipedia, ad esempio. Ma non solo. I deepfake possono essere una grande minaccia per i CEO di tutto il mondo e il fenomeno è talmente serio che il legislatore italiano si è sentito in dovere di intervenire, introducendo un nuovo reato specifico per i deepfake considerati dannosi. Continuano poi a spuntare siti di deep nude e quant’altro, quindi direi che è una mossa più che necessaria per la tutela di tutti, non solo dei CEO.

Mari: Mi trovi assolutamente d’accordo. La cosa interessante, però, è che l’Intelligenza Artificiale da un lato può generare una horror story, ma dall’altro è anche la nostra migliore arma a disposizione per difenderci da questo fenomeno. Esistono tanti tool AI di detection, monitoring e crisis simulation. Insomma, come sempre il problema non è l’AI in sé, ma il modo in cui viene utilizzata. Il marketing oggi è un mix di dati, creatività e tecnologia, ma ora più che mai di onestà intellettuale.

Ale: Parlando di come l’Intelligenza Artificiale possa darci una mano, mi viene in mente Training For Trust, un servizio offerto da TEAM LEWIS negli ultimi mesi, in grado di valutare in tempo reale l’efficacia e la credibilità di una spokesperson. Funziona come una sorta di coach digitale e sfrutta l’AI per i sistemi di riconoscimento facciale, vocale e oculare per dare consigli su come migliorare la propria dialettica e risultare più credibili agli occhi del pubblico. È lo strumento perfetto per imparare a gestire lo stress ed evitare un blackout proprio nel momento più delicato di un’intervista.

Mari: Esatto, è un modo un po’ innovativo di usare la tecnologia per preparare davvero a comunicare al meglio, con simulazioni realistiche e feedback molto precisi. Dei dati che prima erano qualitativi, con Training For Trust diventano quantitativi. È un allenamento per restare calmi e sicuri anche in situazioni di grande pressione, migliorando la performance senza farsi prendere dal panico.

Ale: Quindi Mari, qual è la vera “cosa al volo” da portare a casa oggi? Secondo me, sperimentare, ascoltare, smascherare la retorica del marketing perfetto, mixando strategia e autenticità.