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LEWIS

Di

Amy Garrick

Pubblicato il

dicembre 4, 2019

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Nel 2020 le ricerche di mercato avranno tempi più rapidi e integreranno anche l’IA nella raccolta dei dati.


Si stima che circa il 30%-50% delle survey oggi siano condotte tramite mobile, eppure molte piattaforme dedicate ancora non sono in grado di rendere le proprie domande mobile-friendly. In altre parole, la User Experience è ancora carente. Ti è mai capitato di partecipare a un sondaggio dal tuo smartphone o di visitare un sito web che chiaramente non erano compatibili con il tuo dispositivo? Il font era troppo grande e le pagine del sito non si riadattavano automaticamente alle dimensioni dello schermo. Quando succede è molto frustrante e infatti, in questi casi, gli utenti interrompono le survey o non le cominciano neanche perché non sono collegati dal computer. Per questo, programmi e software per le survey tenderanno sempre di più a rendere i sondaggi compatibili con i dispositivi mobile.

Anche la lunghezza delle survey può incidere, quelle troppo lunghe affaticano l’utente. Il tempo è un valore in una cultura sempre “indaffarata” e i sondaggi che richiedono più di 15 minuti registrano tassi di abbandono più alti. Un modo per contrastare questo problema sono le domande pop up che compaiono sullo schermo del computer o dello smartphone al termine di un acquisto. Può trattarsi anche di interazioni via chatbot, che permetteranno di raccogliere feedback dai clienti in tempo reale. Queste brevi micro-survey renderanno la raccolta dei dati sempre più automatica e continuativa.

Infine, anche l’Intelligenza Artificiale potrà contribuire alla ricerca, per esempio analizzando efficacemente le risposte aperte, facendo risparmiare tempo utile ai ricercatori. Attualmente, infatti, i ricercatori codificano le risposte aperte in categorie o bucket, ma se l’IA potesse farlo al posto loro, il processo potrebbe essere reso più efficiente in termini di tempo speso. Un’altra speranza è che l’IA possa analizzare anche il sentiment delle risposte, aiutando i professionisti del marketing a definire se sono positive o negative.

Città metropolitana di notte

Leggi anche: Tre cose da sapere sul futuro delle ricerche di mercato

La ricerca qualitativa avrà un’impennata nel 2020

I clienti hanno bisogno di ascoltare direttamente il parere dei propri consumatori. La ricerca qualitativa tradizionale può essere davvero lunga e costosa, ma ci sono altri metodi che hanno visto notevoli sviluppi negli ultimi tempi e che permettono di ottenere feedback qualitativi da parte degli utenti. I focus group online, per esempio, permettono ai ricercatori di parlare con più persone in tempi più brevi, testando anche messaggi e contenuti in tempo reale. Gli intervistati possono condividere il video delle risposte o registrare le proprie interazioni su un sito web. Tutte queste informazioni sono davvero utili per quei clienti che vogliono qualcosa in più della tradizionale ricerca qualitativa, senza appesantire eccessivamente il budget. Vedremo anche la crescita delle community online, luoghi dove gli utenti si sentono liberi di esprimersi e dialogare. Gli intervistati possono inviare video diari per gli studi che intendono analizzare un dato periodo di tempo, dando ai ricercatori maggiore flessibilità per adattare o aggiungere domande nel corso di un progetto. Queste metodologie offrono ai ricercatori diversi modi per raccogliere informazioni e interagire con i consumatori.

La ricerca quantitativa, d’altro canto, resterà preziosa per tutte quelle aziende che vogliono continuare a misurare e confrontare awareness, soddisfazione e percezione degli utenti. La ricerca quantitativa, inoltre, è utile anche per misurare caratteristiche e associazioni del brand. Nessuna di queste misurazioni tenderà a scomparire, soprattutto perché i costi della ricerca continuano a diminuire e la capacità di raggiungere le persone aumenta, grazie all’uso della tecnologia.

fare una ricerca sul laptop

Ascolta anche il nostro podcast The 360: Episodio 04 survey e ricerche di mercato

La ricerca di mercato tradizionale potrà essere combinata con altre forme di analisi dei dati per un quadro generale più chiaro

Come consumatori, sentiamo spesso parlare di “Big Data” e di come le nostre informazioni personali siano sempre di più a disposizione delle aziende. Questo pensiero mette a disagio parecchie persone ma, se usati correttamente, questi dati mostrano solo i valori del consumatore, e permettono alle aziende di curare l’esperienza utente e personalizzarla in base alle diverse preferenze. Per esempio, i brand che usano l’analisi dei social media e il social listening per ricavare insight dalle conversazioni online e dal comportamento degli utenti, ottengono un maggior successo nell’offerta di esperienze personalizzate in base alle necessità del proprio target. Ma i social sono solo un pezzo del puzzle. L’uso combinato di tutti questi dati, con fonti e metodologie di raccolta diversi, probabilmente porterà con sé qualche errore e ostacolo lungo il percorso, ma il risultato finale sarà una migliore comprensione dei “perché” nascosti dietro i processi decisionali d’acquisto degli utenti e quali emozioni siano coinvolte.

In passato, questo tipo di ricerca combinata era definita come

Un approccio alla ricerca in termini sociali, comportamentali e di salute, in cui lo sperimentatore raccoglie sia dati quantitativi (chiusi) sia qualitativi (aperti), li integra e ne disegna delle interpretazioni basate sui punti forti di entrambi i set di dati per comprendere – meglio – i problemi della ricerca.

Questa definizione dovrebbe essere aggiornata, per includere dati quantitativi, qualitativi e provenienti da altre fonti, come i social media e le analitiche di marketing, informazioni che non erano accessibili solo qualche decennio fa. Le aziende che conoscono meglio i propri consumatori e che fanno in modo di avvicinare il brand ai bisogni e alle aspettative degli utenti, saranno destinate a un maggior successo nel nuovo decennio alle porte.

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